Vetralla – Non fu tentato omicidio, 5 anni e 4 mesi per rapina e lesioni all’aggressore del funzionario ministeriale Federico Vittorio Rapisarda. Ieri il giudizio abbreviato davanti al gip di piazzale Clodio.
La vittima – Il manager Federico Vittorio Rapisarda
È caduta l’accusa più grave a carico di Giuliano Santagati, l’esecutore materiale dell’agguato del 4 ottobre 2024 al 69 enne provveditore interregionale per Lazio, Abruzzo e Sardegna, colpito con violenza alla testa con un bastone mentre rientrava a casa, nell’androne di un palazzo in via delle Carrozze, a pochi passi da piazza di Spagna.
Il 55enne di Vetralla, secondo l’accusa, avrebbe agito su mandato di Daniele Moretti, anche lui di Vetralla, entrambi in carcere, rispettivamente dal 7 marzo e dal 16 luglio, quando si è chiuso il cerchio sull’agguato.
Le loro strade nel frattempo si sono poi divise e ieri Santagati, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, è stato processato davanti al gip col rito abbreviato grazie al quale ha usufruito dell sconto di un terzo della pena. Ma soprattutto la difesa è riuscita a far cadere l’accusa più pesante, quella di tentato omicidio, riqualificata in lesioni personali gravi che, assieme alla rapina, hanno portato alla condanna a cinque anni e quattro mesi di carcere.
L’avvocato Paolo Delle Monache
Per Moretti, difeso dagli avvocati Federico Scognamiglio e Luca Milani, si procederà col rito ordinario davanti al tribunale di Roma, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato della procura.
Moretti è detenuto anche per ricettazione, in seguito al ritrovamento di 80mila euro in contanti durante le indagini, cui si sono aggiunti altri 46mila euro di cui 9mila falsi quando i carabinieri sono andati a prenderlo a casa per arrestarlo e portarlo in carcere.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

