Tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Picchia madre che non gli dà soldi per la droga, per lo psichiatra è “seminfermo di mente” .
Ennesima famiglia rovinata dalla droga. Vittime madre e figlio tossicodipendente, con la donna costretta a chiamare i carabinieri per difendersi dalle botte perché non dà al figlio i soldi per la droga, nonostante non abbia voluto sporgere denuncia, nell’aprile del 2023, dopo l’ennesima aggressione. Su richiesta della difesa, il collegio del tribunale di Viterbo ha disposto una perizia psichiatrica sull’imputato, a processo in seguito alle indagini scattate d’ufficio per maltrattamenti aggravati in famiglia per fatti a partire dal 2021 fino alla primavera di due anni fa. .
Martedì è stato sentito in aula il perito del tribunale, lo psichiatra Marco Cannavicci, secondo il quale l’uomo, proprio a causa della dipendenza dalla droga combinata con una patologia mentale cronica, è parzialmente capace di intendere e di volere. Sa di volere la droga, ma non capisce, ad esempio, perché la madre si rifiuti di dargli i soldi per comprarla. “Vizio parziale di mente”. Nonostante i molteplici ricoveri in strutture psichiatriche o comunità terapeutiche.
“I ricoveri sono inefficaci per la sua patologia cronica, aggravata dagli stupefacenti, compensata invece efficacemente dalla terapia farmacologica cui viene sottoposto una volta al mese, seguito da una brava psichiatra del Csm e dal Serd, con controlli periodici che lo dicono attualmente negativo al drug test. Finché prosegue così è capace di stare in giudizio e difendersi e la sua pericolosità sociale è attenuata”, ha spiegato, lo psichiatra, ricordando come sia stato ricoverato all’ospedale Santa Rosa nel 2021, poi presso una comunità terapeutica nel 2022 e infine in clinica psichiatrica nel 2023 quando, ad aprile, è stato denunciato per maltrattamenti nei confronti della madre.
Il processo riprenderà in primavera.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
