Viterbo – (sil.co.) – Presunto truffatore avrebbe provato a imbrogliare una coppia di ristoratori viterbesi utilizzando un assegno clonato intestato a un 65enne residente sull’isola d’Ischia, venuto apposta in tribunale per testimoniare come parte offesa contro l’imputato, finito a processo pur non essendo riuscito nell’intento di farsi consegnare a sbafo attrezzature da cucina per cinquemila euro.
Il difensore Alberto Parroccini
Al centro della vicenda la chiusura di un ristorante a due passi dal centro storico. “Era il 4 agosto 2018 quando l’imputato, che era un avventore del locale, ci ha dato un assegno di 4900 euro per acquistare le attrezzature della cucina”, ha spiegato la compagna del gestore, titolare della società. “Gli facemmo la fattura coi suoi dati e tutto, ma poi la banca ci disse che l’assegno non era pagabile, prima che arrivasse il furgone che avrebbe dovuto ritirare le attrezzature”, ha proseguito la donna, spiegando di non avere sporto querela, anche se fu sentita a sommarie informazioni dalla squadra mobile.
L’assegno impagabile era intestato al sessantenne ischitano, che pur sporgendo querela non si è costituito parte civile. Ha rischiato di dover pagare un’ammenda i 400 euro, per non essersi presentato alla precedente udienza, revocata dal giudice Jacopo Rocchi, dopo che il teste si è giustificato, chiedendo contestualmente se fosse possibile un rimborso delle spese di viaggio.
“La firma è senza dubbio la mia, ma quell’assegno era ancora nel mio carnet quando la banca mi ha avvertito di cosa era successo. Non poteva essere lo stesso, perché era ancora al suo posto, per cui doveva essere un assegno clonato, con tanto di firma mia”, ha spiegato il testimone.
Per quell’assegno clonato, l’accusa ha chiesto una condanna a quattro mesi dell’imputato, difeso dall’avvocato Alberto Parroccini. Ma non essendo emersa la prova che sia stato lui il responsabile della clonazione il giudice lo ha assolto con formula piena, decretando il non luogo a procedere per difetto di querela per avere tentato di piazzarlo ai ristoratori.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.