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Sepiacci a processo per violenza sessuale, datore di lavoro citato in giudizio

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Roma – (sil.co.) –  È ripreso ieri davanti al collegio del tribunale di Roma il processo bis per violenza sessuale al professor Luigi Sepiacci, il 79enne ex direttore dell’Accademia di belle arti di Viterbo accusato di molestie sul posto di lavoro da due dipendenti dell’Associazione nazionale istituti non statali e di istruzione di cui era presidente. L’imputato è difeso dall’avvocato Domenico Di Tullio del foro di Roma. 


Luigi Sepiacci

Luigi Sepiacci


Si è costituito responsabile civile il datore di lavoro,  Aninsei Confindustria, il cui presidente Enrico Pizzoli era presente. A mezzo dell’avvocato Alessandra Nava del foro di Treviso, ha sollevato alcune eccezioni procedurali relative alla chiamata del terzo. Tuttavia il tribunale, presieduto dal giudice Maria Bonaventura, ha rigettato, per cui il responsabile civile è parte del processo.

È stato quindi dichiarato aperto il dibattimento e sono state ammesse tutte le prove delle parti, mentre il dibattimento è stato rinviato a marzo, quando saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa.

Era luglio del 2023 quando Sepiacci  balzava agli onori delle cronache in seguito alla denuncia per violenza sessuale da parte di una studentessa viterbese dell’accademia di belle arti. I fatti di Roma sono invece antecedenti e risalgono al periodo che va da gennaio a maggio 2022. Parti offese due dipendenti dell’Associazione nazionale istituti non statali e di istruzione (Aninsei, affiliata a Confindustria), di cui Sepiacci era presidente, una delle quali si sarebbe licenziata proprio in seguito agli abusi che ha subito. 

Le due impiegate romane sono parti civili con gli avvocati Flavia Colavita e Gaetano Di Bartolo, lo scorso 21 ottobre hanno ottenuto il via libera alla citazione come responsabile civile del datore di lavoro Aninsei. Sepiacci è difeso dall’avvocato Domenico Di Tullio, che assieme al collega Giovanni Labate lo assiste anche nel processo di Viterbo. Quest’ultimo destinato a chiudersi fra qualche settimana, salvo ulteriori imprevisti, con la sentenza. 


Domenico Di Tullio

L’avvocato Domenico Di Tullio


L’imputato  avrebbe molestato le due dipendenti durante le ore di lavoro “abusando della propria autorità”, quando era presidente dell’Associazione nazionale istituti non statali e di istruzione. 

Le parti civili hanno sottolineato nell’istanza come al datore di lavoro spetti “una forma di tutela non solo dell’integrità fisica, ma anche della ‘personalità morale’ del lavoratore e tale mezzo di tutela si inserisce nel quadro di una obbligazione contrattuale gravante sul datore di lavoro”.  

Le accuse riguardano due episodi distinti, avvenuti nel gennaio e nel maggio di tre anni fa. Secondo l’impianto accusatorio il modus operandi era però lo stesso: il manager “in più occasioni, con gesti repentini ed improvvisi, tali da impedire la pronta reazione” delle vittime, “le ha costrette a subite atti sessuali contro la loro volontà”.

La pm Stefania Stefania contesta al 79enne il reato di violenza sessuale aggravata per “avere profittato di circostanze di luogo tali da impedire la pubblica e privata difesa”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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