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Bolsena – Riceviamo e pubblichiamo – Vulsinii e il suo ritorno a Bolsena.
Giovenale poeta satirico di epoca imperiale indicò Vulsinii tra i luoghi di villeggiatura edenici, posta tra gioghi boscosi.
Proprio sulla storia di questa città antichissima dell’Etruria si scatenò una diatriba tra coloro che volevano Volsinii Veteres detta anche Velzna in Orvieto e la tendenza ereticale di Pericle Perali e Roberto Massari, se pur con molti punti validi, che collacava la misteriosa città sui colli di Bolsena.
Infatti sulle alture che salgono verso Orvieto c’è un’area chiamata Mozzeta di Vietena dove emergono dal bosco mura megalitiche antichissime e resti di costruzioni.
Queste mura lunghe 6 chilometri che abbracciavano 4 colli vengono citate da autori classici tra cui il medievale Zonara.
Intorno a tale area archeologica sono collocate più di cinquanta necropoli risalenti anche al VI sec. a.C. che rimandano alla presenza di una città importante.
I testi aristotelici nominano Vulsinii come Oinorea, la città in cui scorreva il vino.
Vulsinii fu teatro di una grande rivoluzione; i servi presero il potere creando un governo tutto loro e questo fu anche il detonatore del tragico destino di Vulsinii Veteres.
Fu chiesto da parte degli aristocratici della polis l’intervento dei romani che distrussero la città e ne crocifissero gli schiavi ribelli.
Di sicuro sappiamo che dopo la distruzione di Velzna-Vulsinii la città divenne colonia romana edificata a Bolsena su Poggio Moscini.
Una Volsinii Veteres tutta bolsenese rimane tuttavia una tesi affascinante con molti punti di luce, collegata al mistero che riguarda la citta’ senza nome a Mozzeta di Vietena.
Emanuel Alison Flamini


