Viterbo – Nessuna vera e propria ripartenza. Il 2025 è stato un anno di “faticosa tenuta”. Il segretario di Confartigianato, Andrea De Simone, lo spiega senza mezzi termini. “Questi dodici mesi sono stati dominati dall’incertezza, che ha indebolito le prospettive di crescita”. E per voltare pagina “servono sostegni mirati alle piccole imprese e politiche economiche più chiare”.
Confartigianato – Andrea De Simone
Segretario De Simone, che anno è stato il 2025 per l’artigianato e le piccole imprese della Tuscia? È stato un anno di tenuta, di difficoltà o di timidi segnali di ripresa rispetto al 2024?
“Il 2025, per l’artigianato e le piccole imprese della Tuscia, è stato un anno di tenuta faticosa, più che di vera ripresa. Come di recente pubblicato in un documento di Enrico Quintavalle, responsabile dell’ufficio studi di Confartigianato, possiamo affermare che il 2025 è stato ancora un anno dominato dall’incertezza, che ha indebolito le prospettive di crescita. Le tensioni geopolitiche e il protezionismo statunitense compromettono la ripresa della manifattura e delle esportazioni, ma segnali positivi arrivano dal mercato del lavoro, sostenuto dalla maggiore crescita degli occupati. Migliora il trend dei consumi delle famiglie, con un +0,9%, pur rimanendo ancora sottotono. Dopo un 2024 particolarmente complesso, segnato dall’aumento dei costi, dall’inflazione e dal rallentamento dei consumi, il 2025 non ha rappresentato una vera svolta, ma ha mostrato qualche timido segnale di stabilizzazione e qualche lieve margine di miglioramento, specie nell’edilizia di manutenzione, nell’agroalimentare di qualità, nei servizi alla persona e nel turismo”.
Quante sono oggi le imprese iscritte a Confartigianato Viterbo? Il numero è in aumento o in flessione e cosa ci dice questo dato sullo stato di salute del tessuto produttivo locale?
“Le imprese associate sono in aumento, una tendenza positiva riscontrata già lo scorso anno e che si sta confermando anche per il tesseramento 2026. Per quanto riguarda un’analisi più generale, credo che il 2025 non sia stato proprio l’anno della ripartenza, ma nemmeno un anno di arretramento. È stato un anno in cui le imprese artigiane della Tuscia hanno dimostrato ancora una volta solidità, radicamento e senso di responsabilità, in attesa di politiche economiche più chiare e di condizioni che permettano finalmente di tornare a crescere”.
Settori più rappresentati, trainanti e in sofferenza. Quali sono oggi i settori più rappresentati all’interno di Confartigianato nel Viterbese? E tra quelli trainanti e quelli più in sofferenza, che rischiano di pagare il prezzo più alto per l’aumento dei costi, il calo dei consumi e le difficoltà di accesso al credito?
“Confartigianato rappresenta un tessuto produttivo molto variegato, che riflette le caratteristiche economiche e sociali delle pmi della Tuscia. Tra i settori che stanno mostrando una maggiore tenuta, e in alcuni casi una funzione trainante, ci sono sicuramente l’edilizia di manutenzione e riqualificazione, l’impiantistica legata all’efficientamento energetico, l’agroalimentare di qualità e i servizi alla persona, che risentono meno delle oscillazioni dei mercati e rispondono a bisogni essenziali e continuativi. Anche alcune attività connesse al turismo, soprattutto nei borghi e nelle aree di pregio della Tuscia, stanno dando segnali incoraggianti. Diversa, invece, la situazione per i settori più esposti alle difficoltà economiche. Penso in particolare a una parte della manifattura tradizionale, all’artigianato artistico, alla moda, ad alcune lavorazioni meccaniche e alle attività più legate ai consumi discrezionali. Qui l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, unito al calo della domanda interna, sta comprimendo fortemente i margini. A tutto questo si aggiunge un tema cruciale: le difficoltà di accesso al credito, che colpiscono soprattutto le micro e piccole imprese. Tassi elevati, maggiore prudenza del sistema bancario e tempi lunghi scoraggiano investimenti e ricambio generazionale, rischiando di penalizzare proprio quei settori che avrebbero bisogno di innovare per restare competitivi. Il quadro, quindi, è a due velocità: settori che tengono grazie alla qualità e al radicamento territoriale e altri che rischiano di pagare il prezzo più alto di una congiuntura economica ancora fragile. Per questo è fondamentale un sostegno mirato alle piccole imprese, a partire da credito, semplificazione e politiche che valorizzino davvero l’artigianato come motore dell’economia locale”.
Lavorazione della ceramica
Artigianato tradizionale e identità del territorio. Qual è l’artigianato più tradizionale e identitario a Viterbo e nella Tuscia oggi? Queste attività storiche riescono ancora a reggere il mercato o rischiano di scomparire senza un ricambio generazionale?
“L’artigianato più tradizionale e identitario di Viterbo e della Tuscia è ancora fortemente legato alla storia e alle vocazioni del territorio. Penso alle lavorazioni della ceramica, al legno e all’arredo su misura, alla lavorazione del ferro battuto, così come alle produzioni dell’agroalimentare tipico e a molte attività dell’artigianato artistico che raccontano l’identità dei nostri borghi. Queste realtà rappresentano un patrimonio culturale ed economico prezioso, ma oggi vivono una fase di grande fragilità. Alcune riescono ancora a reggere il mercato grazie alla qualità del prodotto, alla personalizzazione e a un rapporto diretto con il cliente, spesso intercettando nicchie di domanda legate al turismo e al valore del “fatto a mano”. Tuttavia, molte altre sono seriamente a rischio, schiacciate dalla concorrenza dei prodotti industriali, dall’aumento dei costi e da margini sempre più ridotti. Il nodo centrale è quello del ricambio generazionale. In troppi casi ci troviamo di fronte a imprese storiche guidate da titolari prossimi alla pensione, senza giovani pronti a subentrare. Non perché manchi l’interesse verso il mestiere, ma perché fare artigianato oggi è più complesso, richiede competenze tecniche, digitali, gestionali e un contesto che spesso non aiuta”.
Giovani e futuro dell’artigianato. Il tema dei giovani resta centrale: quanto è difficile oggi per un ragazzo avviare un’attività artigiana nella Tuscia? Quali sono gli ostacoli principali e cosa servirebbe davvero per favorire il ricambio generazionale?
“Il tema dei giovani e del futuro dell’artigianato è oggi assolutamente centrale, soprattutto in un territorio come la Tuscia, dove il rischio di perdita di competenze e mestieri è reale. Per un ragazzo, avviare oggi un’attività artigiana è difficile, non tanto per mancanza di idee o di voglia di mettersi in gioco, quanto per una serie di ostacoli strutturali che spesso scoraggiano sul nascere. Il primo grande problema è l’accesso al credito. C’è poi un tema culturale e formativo. L’artigianato viene ancora troppo spesso percepito come una scelta di ripiego, quando invece richiede alta professionalità, competenze tecniche, capacità digitali e imprenditoriali. Serve un collegamento più forte tra scuola, formazione professionale e imprese, valorizzando l’apprendistato e il passaggio di competenze tra generazioni. Se vogliamo davvero favorire il ricambio generazionale, servono interventi concreti: credito agevolato e dedicato ai giovani, semplificazione amministrativa, incentivi per chi subentra in un’impresa esistente, sostegno alle botteghe storiche e percorsi di accompagnamento all’avvio d’impresa. Ma serve anche un cambiamento di narrazione: l’artigianato non è il passato, è una grande opportunità di futuro”.
Europa, regole e sostegni alle imprese. Tra fondi europei, Pnrr e nuove regole comunitarie, le piccole imprese artigiane riescono davvero a intercettare le opportunità offerte dall’Europa o il sistema resta troppo complesso e sbilanciato a favore delle grandi realtà?
“Il rapporto tra Europa, regole e piccole imprese artigiane resta complesso e spesso sbilanciato. Le opportunità ci sono, ma per una micro o piccola impresa intercettarle non è semplice. Bandi articolati, linguaggio tecnico, tempi ristretti e procedure onerose scoraggiano molte aziende. Anche il Pnrr non sempre ha prodotto effetti proporzionati sulle microimprese. Le nuove regole comunitarie, dalla sostenibilità alle certificazioni, rischiano di trasformarsi in nuovi oneri se non calibrate sulla dimensione delle piccole imprese. La transizione verde e digitale va accompagnata e resa sostenibile”.
Viterbo, centro storico e rivitalizzazione economica. Viterbo città, e in particolare il centro storico, continua a fare i conti con locali sfitti e attività che faticano a restare aperte: cosa manca oggi per una vera rivitalizzazione economica del centro e quale ruolo può avere l’artigianato?
“Nel centro storico di Viterbo esiste un problema di sicurezza e di vivibilità legato alla desertificazione abitativa. Meno residenti significa meno servizi, meno presidio sociale e meno domanda quotidiana. Il rilancio non può essere affidato solo al turismo del fine settimana o a eventi spot. Serve una politica abitativa seria, servizi di prossimità, attenzione al decoro urbano e una presenza costante delle istituzioni. Rivitalizzare il centro storico significa ricostruire una comunità”.
Confartigianato – Presentazione Tasting Tuscia
Tasting Tuscia e prospettive per il 2026. Con iniziative come Tasting Tuscia, Confartigianato punta a valorizzare l’eccellenza enogastronomica e produttiva del territorio. Quanto è importante fare rete e quali sono le prospettive per il 2026?
“Tasting Tuscia è una scommessa che si sta rivelando vincente perché basata sulla rete. Mettere insieme produttori, ristoratori, artigiani e operatori turistici rafforza l’identità della Tuscia. Guardando al 2026, Confartigianato intende rafforzare questo percorso investendo su promozione integrata, formazione, innovazione e attrazione di giovani competenze, con l’obiettivo di trasformare le eccellenze locali in un motore stabile di sviluppo economico e occupazionale”.
Barbara Bianchi


