Fabrica di Roma – (sil.co.) – È imputato di omicidio. “Ma la vittima è morta d’infarto e non direttamente per le percosse”, spiega la difesa, che per questo promette battaglia.
Come è noto, il gip Fiorella Scarpato ha dato l’ok al processo col giudizio immediato il prossimo 5 marzo davanti alla corte d’assise di Viterbo.
Omicidio di Fabrica di Roma – La vittima Valentin Ionut Crisan
Imputato dell’omicidio del cognato, morto lo scorso 26 luglio dopo un violento pestaggio a Fabrica di Roma, il 34enne d’origine romena Dumitriel Daniel Ene, detenuto da sei mesi sl Nicandro Izzo, difeso dagli avvocati Marco Borrani e Leonardo Lener.
Vittima il connazionale Valentin Ionut Crisan di 32 anni. Parti civili con l’avvocato Walter Pella la madre e la sorella. Ci sono poi il padre nonché la vedova e la figlia, queste ultime assistite dall’avvocato Emiliano Pierantonelli.
Tra i due cognati, entrambi ubriachi dopo una festa di compleanno con parenti e amici, un violentissimo litigio, sfociato in pugni e bottigliate. Crisan è morto in macchina dopo essersi rialzato da terra ed essere uscito coi suoi piedi dall’appartamento di via San Rocco.
Secondo l’autopsia eseguita dal medico legale Benedetta Baldari, su disposizione della pm Paola Conti, il decesso sarebbe avvenuto “a seguito di un’insufficienza cardio-circolatoria su base di aritmia in soggetto affetto da cardiomegalia, coronaropatia, ed ipertrofia concentrica ventricolare sinistra nonché miocardiosclerosi, determinata da un’intensa reazione emotiva dovuta all’aggressione da parte di Ene che agendo su di un sistema cardio-circolatorio già compromesso ossia alterato da patologia modificava un equilibrio instabile, rappresentando un antecedente causale necessario per avviare la seriazione causale che determinava il decesso”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
