Farnese – A Farnese il tempo sembra fermarsi, o forse tornare indietro di secoli, quando sabato 17 gennaio si rinnoverà uno degli appuntamenti più sentiti e identitari del borgo: la festa di Sant’Antonio Abate, una tradizione centenaria che affonda le proprie radici nella storia rurale della Maremma laziale e che ancora oggi continua a parlare al cuore della comunità.
Farnese – Fuoco di Sant’Antonio
Il momento più atteso e suggestivo dell’intera giornata sarà, come da tradizione, l’accensione del Fuoco di Sant’Antonio, evento capace ogni anno di richiamare l’attenzione, lo stupore e l’ammirazione dell’intera cittadinanza. Al centro del Piazzale del Bottino svetta una imponente catasta di legna alta circa sei metri e composta da oltre venti metri cubi di legname, costruita con sapienza e rigore dai ragazzi del Comitato Fuoco di Sant’Antonio. Una struttura complessa e delicata, realizzata secondo una tecnica antica che viene tramandata di generazione in generazione, segno concreto di una memoria collettiva che non si è mai spezzata.
Alle ore 10.00, dopo la solenne benedizione, il rito prenderà vita: uno dei componenti del Comitato, insieme al Sindaco di Farnese e a un bambino – simbolo del passaggio del testimone tra passato e futuro – accenderanno il grande fuoco. Da quel momento la festa entrerà nel vivo e Farnese si trasformerà in un grande palcoscenico di storia vissuta.
Nel corso della giornata verranno ripercorsi i gesti antichi della civiltà contadina: i pastori mostreranno la lavorazione del formaggio, gli animali da cortile riceveranno la tradizionale benedizione dopo la Santa Messa e, all’ora del pranzo, il paese si raccoglierà attorno al fuoco respirando un’atmosfera autentica, fatta di racconti, memoria e condivisione.
Il comune di Farnese, tramite la Pro Loco cittadina, ha organizzato come da tradizione il pranzo comunitario, preparato dalle mani esperte delle cuoche locali, custodi di una cucina semplice ma profondamente legata al territorio. Un momento conviviale che rappresenta il cuore della festa, dove il cibo diventa racconto e legame sociale.
“Questa è una tradizione che si perde nella notte dei tempi – afferma il sindaco Giuseppe Ciucci -, e che racconta la storia della nostra terra, fatta di uomini e donne dediti al lavoro dei campi, profondamente legati ai ritmi della natura e a riti che ancora oggi ci definiscono come comunità”. Un patrimonio immateriale che Farnese continua a difendere con orgoglio e passione.
Il sindaco Giuseppe Ciucci
Nel pomeriggio spazio al divertimento con i giochi della tradizione popolare: la pentolaccia, la corsa con il sacco, la corsa con l’uovo seguiranno l’immancabile e attesissima gara della pastasciutta, momento simbolo della festa. I bambini, schierati al celebre “muretto di piazza”, dovranno consumare un piatto di pasta nel minor tempo possibile, con le mani rigorosamente dietro la schiena, tra risate, incitamenti e applausi.
La festa di Sant’Antonio Abate non è solo una ricorrenza religiosa o folkloristica, ma rappresenta per Farnese un vero e proprio atto d’amore verso la propria storia, un rito collettivo che unisce generazioni diverse intorno al fuoco, simbolo di protezione, comunità e rinascita. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a raccontare l’anima autentica di questo borgo del Lazio.

