Viterbo – Braccianti sfruttati nei campi, domani l’udienza davanti al gup per i fratelli Alberto e Stefano Calevi.
L’azienda ortofrutticola e nei riquadri Stefano e Alberto Calevi
La procura ha chiesto il rinvio a giudizio al termine dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, che ha acceso i riflettori sulle condizioni di lavoro di oltre cento braccianti.
Al centro dell’inchiesta lo sfruttamento di lavoratori agricoli, impiegati nei campi e trasportati sui rimorchi stipati all’interno di ceste di plastica utilizzate per gli ortaggi. Domani il gup sarà chiamato a valutare la richiesta della procura nei confronti dei due imprenditori e della società. I Calevi sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Agnese Sciullo.
Viterbo – L’azienda agricola fratelli Calevi
La misura cautelare risale al 10 dicembre 2024. Il successivo 30 dicembre il tribunale del riesame ha confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip, avente ad oggetto la “Azienda Agricola F.lli Calevi Alberto e Stefano”, in relazione al reato di cui all’articolo 603-bis del codice penale, “per avere i medesimi, nelle rispettive qualità rivestite nell’ambito della predetta azienda, sottoposto 104 lavoratori a condizioni di sfruttamento, impiegandoli in gravosi lavori agricoli e approfittando del loro stato di bisogno. Trattandosi, nella gran parte dei casi, di cittadini extracomunitari in condizioni di povertà”.
Secondo l’accusa, i due imprenditori, di 64 e 58 anni, si sarebbero resi responsabili di una reiterata corresponsione di retribuzioni “in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali e provinciali e comunque sproporzionati rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato”, oltre a una reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale e alle ferie, nonché a violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro.
Alberto Calevi
Stefano Calevi
Nel frattempo Alberto e Stefano Calevi sono intervenuti nei confronti dei lavoratori per evidenziare la necessità di rimettere ordine nella modalità di redazione delle buste paga, così da prevedere tutte le ore lavorate. La difesa sostiene che tra l’ultimo accesso ispettivo del giugno 2023 e l’applicazione della misura cautelare notificata il 10 dicembre scorso “sussiste prova degli interventi del datore di lavoro, nel corso di tale lasso di tempo, nella riorganizzazione del lavoro volta a emendare le situazioni sfavorevoli per i dipendenti”.
Il 30 gennaio, infine, il gip del tribunale di Viterbo, su parere favorevole del pm, “ritenuto che l’interruzione dell’attività imprenditoriale può comportare ripercussioni negative sui livelli occupazionali”, ha disposto la misura alternativa del “controllo giudiziario dell’azienda, in luogo del sequestro preventivo”. Domani la parola passerà al gup.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



