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Fabrizio Chegai: “Neuroscienze, noi ci prendiamo cura e proteggiamo ciò che ci rende unici”

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Viterbo – Squadra, complessità, precisione, prossimità e tempestività. Sono le parole chiave al centro dell’intervento di Fabrizio Chegai, direttore dell’unità operativa di radiologia vascolare e interventistica e portavoce del dipartimento di Neuroscienze e organi di senso, intervenuto nella giornata conclusiva degli Stati generali della Asl di Viterbo, dal titolo Costruire salute insieme con la comunità.

Viterbo - Teatro Unione - Stati generali della Asl - Fabrizio Chegai, Fabrizio Chegai, dipartimento Neuroscienze e organi di senso

Viterbo – Teatro Unione – Stati generali della Asl – Fabrizio Chegai, Fabrizio Chegai, dipartimento Neuroscienze e organi di senso


Dottor Chegai, cosa significa oggi parlare di neuroscienze?
“Quando parliamo di neuroscienze non parliamo solo di malattie o di discipline specialistiche. Parliamo di ciò che ci permette di pensare, ricordare, vedere, parlare, muoverci, riconoscerci. In sostanza, di ciò che rende ogni persona unica. Il Dipartimento di Neuroscienze nasce proprio per proteggere tutto questo, non come una somma di singole specialità, ma come un sistema integrato di competenze”.

Lei ha parlato più volte di “squadra”. Quanto è centrale questo concetto?
“È la parola decisiva. In questo Dipartimento non convivono unità separate, ma competenze che lavorano in modo interconnesso: neurologia, neurochirurgia, radiologia vascolare e interventistica, otorinolaringoiatria, oculistica e chirurgia maxillo-facciale. La persona non arriva mai con un problema a compartimenti stagni: un ictus, una demenza, un tumore, un trauma o un dolore cronico coinvolgono funzioni, autonomia e relazioni. La risposta efficace nasce solo dal dialogo tra le specialità”.

Un altro tema centrale è quello della complessità.
“Complessità non significa difficoltà, ma capacità di affrontare problemi articolati con strumenti avanzati. Un esempio concreto è la rete demenze: diagnosi sempre più precoci e accurate grazie all’imaging avanzato, ai biomarcatori liquorali, ai test cognitivi e agli strumenti digitali. Le terapie vengono personalizzate sul fenotipo, sullo stadio della malattia, sulla fragilità e sui bisogni del paziente e dei caregiver”.

Viterbo - Teatro Unione - Stati generali della Asl - Fabrizio Chegai, Fabrizio Chegai, dipartimento Neuroscienze e organi di senso

Viterbo – Teatro Unione – Stati generali della Asl – Fabrizio Chegai, dipartimento Neuroscienze e organi di senso


Una presa in carico che va oltre il singolo episodio clinico.
“Esattamente. Non è una presa in carico episodica, ma trasversale, che integra neurologo, geriatria, neuropsicologia, riabilitazione, infermieristica e servizi sociali, fino al territorio, dove realmente si gioca l’esito del percorso di cura”.

Quali sono le principali eccellenze del dipartimento?
“Il centro sclerosi multipla dell’ospedale Santa Rosa segue circa 450 persone, accompagnandole lungo tutto il percorso: dalla diagnosi al monitoraggio nel tempo, dalla gestione dei sintomi alle terapie e alle loro complicanze, con grande attenzione alla personalizzazione delle cure. Inoltre, l’ospedale Santa Rosa è da anni un riferimento regionale per l’ictus ischemico ed emorragico ed è oggi Hub per tutta la Tuscia e per l’ospedale di Civitavecchia”.

Quanto conta l’innovazione tecnologica in questo ambito?
“Conta moltissimo. Precisione significa curare meglio con un minor impatto sul paziente. In neurologia e radiologia interventistica utilizziamo farmaci innovativi come il tenecteplase, l’intelligenza artificiale applicata alla Tc perfusionale e tecniche endovascolari di riperfusione che consentono interventi rapidi, mirati e spesso salvavita”.

Qual è il ruolo della radiologia interventistica?
“È una specialistica trasversale che opera dalla testa ai piedi: trattiamo aneurismi cerebrali, emorragie acute, patologie oncologiche, vascolari e muscolo-scheletriche con tecniche mini-invasive. È centrale anche nella palliazione e nella terapia del dolore, quando l’obiettivo diventa preservare dignità, funzione e qualità della vita”.

E per le altre specialità chirurgiche del dipartimento?
“In neurochirurgia, il mapping e il monitoraggio delle funzioni nervose permettono l’asportazione dei tumori cerebrali riducendo drasticamente i rischi. Le tecniche mini-invasive hanno rivoluzionato il trattamento delle patologie vertebrali. La chirurgia maxillo-facciale e l’ORL utilizzano navigazione elettromagnetica, software di pianificazione, stampa 3D e tecniche endoscopiche. L’oculistica ha introdotto tecnologie avanzate per il glaucoma e la retina, con risultati impensabili fino a pochi anni fa”.

Un altro aspetto fondamentale è la prossimità delle cure.
“Curare non significa solo essere eccellenti, ma essere raggiungibili. Il Dipartimento è fortemente radicato sul territorio: l’Orl opera in 12 sedi ambulatoriali e due sedi chirurgiche, l’oculistica è presente in tutti gli ospedali e distretti da oltre vent’anni. La rete demenze e il progetto cefalee portano competenze specialistiche anche nelle Case di comunità”.

A proposito di cefalee, quali servizi offrite?
“Il centro cefalee segue oltre 300 pazienti con accesso a tutte le terapie più innovative, farmacologiche e non farmacologiche, prendendo in carico anche gli aspetti psicologici di una patologia ancora troppo sottovalutata”.

Infine, la tempestività. Quanto è decisiva?
“In molte delle patologie che trattiamo il tempo è cervello, è funzione, è vita. Nell’ictus ogni minuto salvato riduce la disabilità: il tempo medio dall’ingresso in pronto soccorso all’inizio del trattamento è di circa 45 minuti. Nel trauma, nell’oncologia e nelle emergenze neurochirurgiche, Orl, maxillo-facciali e vascolari, la rapidità di intervento cambia la prognosi”.

In sintesi, che cos’è questo dipartimento?
“È una squadra che funziona come un unico organismo. Non è solo un insieme di reparti, ma un patto con la comunità: prendersi cura della persona nella sua interezza, dal momento più acuto al percorso più lungo, dal centro specialistico al territorio. È qui che le neuroscienze diventano una cura concreta, accessibile e umana”.


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