Viterbo – “Chiedo per l’amore di Dio di essere ammessa alla professione dei voti temporanei…”. In un’atmosfera di profonda emozione suor Assunta Scaldaferri ha fatto promessa di castità, povertà e obbedienza.
Ieri alle 17 le campane della chiesa di Santa Giacinta Marescotti hanno cominciato a suonare a festa, annunciando un momento importante per il monastero custodito dalle suore clarisse di Farnese. Nel giorno della festa della santa originaria di Vignanello, infatti, è stata celebrata la professione temporanea di suor Assunta Scaldaferri. Un momento cruciale nel cammino della religiosa, accompagnato dalla presenza di amici e familiari e, ovviamente, della comunità delle clarisse al completo. La solenne celebrazione è stata presieduta dal vescovo Orazio Francesco Piazza e concelebrata da tanti sacerdoti della diocesi di Viterbo che non sono voluti mancare a questo momento importante.
Viterbo – La professione temporanea di suor Assunta Scaldaferri
“Chiedo per l’amore di Dio di essere ammessa alla professione dei voti temporanei – ha detto suor Assunta – in questa fraternità di sorelle povere di santa Chiara, per seguire la via della povertà e dell’umiltà del Signore Gesù Cristo e di essere con questa comunità un cuore solo e un’anima sola”.
Suor Assunta Scaldaferri ieri ha ottenuto la professione temporanea: davanti a lei tre anni di castità, povertà e obbedienza, osservando la clausura e la regola di santa Chiara. Tappa fondamentale del percorso religioso dopo il noviziato e prima della professione perpetua.
Viterbo – La professione temporanea di suor Assunta Scaldaferri nelle mani di suor Gloria Pianeselli
“Tutti guardano te – ha esordito il vescovo Orazio Francesco Piazza rivolto a suor Assunta – perché questo momento della tua vita non appartiene solo a te, ma a tutta la chiesa. La parola finale della colletta è amore. Perché il fine è l’amore. Altrimenti non avrebbe senso. La figura di santa Giacinta è importante per la comune vocazione alla santità, nel dare il meglio di sé. Abbiamo bisogno di queste luci. Perché il ‘per sempre’ oggi spaventa. Invece quel ‘per sempre’ dà profondità e consapevolezza alle sue scelte.
Da dove proviene suor Assunta, tutto il suo bagaglio, le sue esperienze, le sue scelte, la sua famiglia, i suoi amici, ecco tutto si concentra qui, in questa sera. Noi – ha sottolineato Piazza rivolgendosi alle religiose e ai religiosi presenti – non rinunciamo proprio a niente. Abbiamo il cuore intatto. In questo momento tutto si sintetizza, come a dire ‘tutto quello che ho vissuto mi ha portato qui’. Per nessuno è stata semplice la sua scelta di vita, ma quando si fa una scelta si mette un punto. Obbedienza, povertà e castità non sono tre cappi al collo – ha proseguito Piazza – esprimono concretezza, conversione alla comunità. Non si risponde alla vocazione solo per sé stessi, ma è un cammino condiviso. L’amore costa. La risposta vocazionale è il segno di un cammino comunitario.
Cara suor Assunta – ha detto il vescovo Piazza rivolto direttamente a suor Assunta Scaldaferri – più risponderai al Signore, più condividerai questa risposta con la tua comunità. Nei sorrisi delle monache – ha proseguito il vescovo Piazza abbracciando con lo sguardo le suore – non manca la vita. Sapeste dietro a questi sorrisi quanto cammino c’è. Il percorso dal temporaneo al perpetuo è sempre un cammino comunitario. Non si obbedisce solo alla madre badessa, ma a tutta la comunità. Siete un segno per il mondo. Perché dimostrate che è possibile amare in modo indefettibile e per sempre. Buon cammino a te con loro e per loro, e a voi buon cammino per lei affinché si componga questo cammino comunitario. Noi sentiamo la vostra preghiera. Non c’è nessuno di noi che non abbia messo la propria vita nelle mani degli altri. Ma anche gli altri sono nelle nostre mani”.
Viterbo – La professione temporanea – Suor Assunta Scaldaferri e il vescovo Francesco Orazio Piazza
Il momento più emozionante della celebrazione è stato quando suor Assunta ha fatto la sua promessa nelle mani della madre superiora suor Gloria Pianeselli: “Nelle tue mani madre Gloria e davanti alle mie sorelle – ha detto suor Assunta – prometto e faccio voto a Dio onnipotente di vivere per tre anni in castità, senza nulla di proprio, in obbedienza e in clausura, secondo la regola delle sorelle povere di santa Chiara confermata da papa Innocenzo IV e le costituzioni del nostro ordine approvate dalla santa sede apostolica. Mi affido con tutto il cuore a questa famiglia religiosa”.
Dopo la promessa, la consegna del velo, del cingolo con tre nodi, simboli di povertà castità e obbedienza, e della regola di santa Chiara per mano di suor Gloria Pianeselli, la madre superiora. E poi l’abbraccio fraterno tra le due religiose, a dare forma a una profonda emozione che ha toccato il cuore di tutti. Quasi come a sancire l’entrata nella comunità, l’abbraccio con tutte le consorelle, tra occhi lucidi, gesti e sorrisi pieni di affetto. Una serata piena di emozione e commozione, a suggellare un momento cruciale, importante e condiviso.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente della provincia Alessandro Romoli, la sindaca Chiara Frontini, il consigliere regionale Daniele Sabatini e la principessa Claudia Ruspoli, tenutaria insieme alla sorella Giada dell’omonimo castello di Vignanello e discendente diretta di santa Giacinta Marescotti.
Irene Temperini


