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Viterbo – “In regione, siamo un gruppo coeso che propone e combatte; Pd radicato nei comuni della Tuscia”. Il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Enrico Panunzi (Pd), traccia un quadro dell’anno appena trascorso, evidenziando i le battaglie portate avanti e le criticità ancora da affrontare. Con uno sguardo rivolto al 2026, Panunzi sottolinea l’importanza di continuare a lavorare su grandi opere e politiche territoriali, tra speranze di consolidamento e sfide da superare per il bene della Tuscia e del Lazio.
Politicamente, che anno è stato il 2025?
“Un anno di attesa – dice Panunzi -, non mi pare ci siano state grandi situazioni. L’unica cosa da ricordare, forse, è che sono state completate delle opere, iniziate tanto tempo. La conclusione di un ciclo che, però non è terminato perché c’è ancora il Pnrr da portare avanti. In regione, pochissime leggi se non una sulla celiachia e quella urbanistica che ha avuto vari problemi, perché quella è una materia concomitante tra stato e regione ed è ancora in fieri. Non mi pare, per il resto, ci siano stati grandi eventi”.
Come vicepresidente del consiglio regionale ha sicuramente affrontato sfide per il territorio, quali battaglie ha portato avanti e l’hanno resa orgoglioso?
“In consiglio regionale, come ben sappiamo, la forza dei numeri che guarda soprattutto a Roma rende difficile ottenere risultati senza una buona sinergia territoriale. Il tema vero, sono stati attuati alcuni degli emendamenti che avevo presentato lo scorso anno, come quella sul peso delle bollette dell’arsenico e altre. Quest’anno, per la prima volta, la manovra finanziaria sembra avere qualche possibilità in più: il temuto debito di cui si parlava nel 2023, alla fine della nostra legislatura, alla fine non c’era, anzi tutto l’opposto. Ora si stanno vedendo i primi frutti di questa situazione, e speriamo di poter essere coinvolti maggiormente in questa fase.”
Come giudica l’azione di governo della regione Lazio?
“Come dicevo, produzione legislativa pressocché nulla e, per il resto, si stanno completando i programmi che avevamo fatto, vedi il completamento dell’ospedale Santa Rosa, le rotatorie stradali o San Simone Giuda, a cui era stato addirittura concesso il finanziamento. L’elemento mancante è quello delle case di comunità e degli ospedali di comunità che vanno completati in maniera celere”.
Qual è secondo lei il ruolo attuale del Pd nel panorama locale e nazionale?
“A livello locale, mi pare sia piuttosto radicato nei comuni della provincia. In regione, siamo un gruppo coeso e unito che propone e combatte per portare avanti delle istanze. Sulla provincia, sono molto contento; c’è poi la questione dell’elezione del presidente della provincia ed è evidente che il sistema attuale, con elezioni sfalsate e cioè ogni due anni per il consiglio e ogni quattro per il presidente, sia poco efficace. Sarebbe ora che le Province tornino a eleggere a suffragio universale, al rango che è stato attribuito loro dalla costituzione. Noi, nel 2019, abbiamo lanciato la proposta di un’amministrazione per il bene del territorio e Forza Italia, Lega e i civici l’hanno appoggiata. Ora si vota il presidente, ed era tanto buona quella proposta che non ci sono proposte alternative di candidature di presidenti di chi non ha fatto parte di quella partita. Vuol dire che quella strada era giusta”.
Cosa ne pensa dunque di questa convergenza sul nome di Romoli da parte di tutte le forze politiche che ha poi portato alla sua rielezione?
“Non c’è convergenza, la candidatura di Romoli è stata firmata da tutti i sindaci del Pd, i civici e FI e mi sembra solo un esponente di FdI, che lo ha fatto a titolo personale. FdI però non ha firmato la candidatura, ma ha detto che vota Romoli, perché mi pare non ci fossero all’orizzonte, né tantomeno presenti alternative”.
Quali sono le battaglie da affrontare nel 2026 e il suo augurio per il nuovo anno?
“Prima di tutto, l’augurio che finiscano i conflitti che, da anni, stanno producendo situazioni devastati a livello umano e anche visivo, bastano le immagini in tv per rendersene conto. A livello amministrativo, c’è in atto un grosso progetto per quanto riguarda le risorse idriche e in campo anche la grande incompiuta della Orte-Viterbo-Civitavecchia: noi nominammo nel 2021 il commissario, l’ingegner Coppa, il secondo troncone è stato già finanziato con 300 milioni, e faccio notare che, nel 2016 col decreto Sblocca-Italia, Renzi rilasciò 492 milioni. Per i 5 km, i lavori non sono ancora stati ancora consegnati anche perché ci sono stati assestamenti nelle particelle di esproprio che hanno ritardato i tempi. Sarebbe bene che per questa provincia il capitolo si chiudesse. Come gruppo consiliare in Regione, abbiamo presentato in bilancio il raddoppio della Roma nord per cui mancano circa 60 milioni, altri fondi per la Viterbo-Civitacastellana, così come per altre opere tipo la strada che da Centignano va sulla Superstrada. Ho fatto una serie di emendamenti – conclude Panunzi -, non sono molto fiducioso ma finché si potrà, noi proporremo”.
