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Soriano nel Cimino – “La cimice asiatica quest’anno è costata 200 milioni di euro ai produttori di nocciole della Tuscia”. Lo dice Marco Profili, presidente della cooperativa Ecolazio di Soriano nel Cimino, che riunisce oltre 100 agricoltori attivi nel versante sud-est del monte Cimino (da Soriano e frazioni fino a Corchiano).
“Nel 2025 – spiega Profili – la produzione della nostra cooperativa è scesa dalla media annuale di 20mila quintali ad appena 6mila quintali. Quindi abbiamo raccolto il 30% di quello che si raccoglie di solito. In termini di fatturato, si traduce in un ammanco di circa 5 milioni e mezzo di euro solo tra i nostri soci”.
Come ha fatto questi conti?
“Le nocciole sono state vendute mediamente a 400 euro al quintale. Da lì la stima è presto fatta. Noi avremmo dovuto fatturare 8 milioni di euro e invece ne abbiamo fatti 2 milioni e mezzo. Poi, confrontandomi coi presidenti delle altre cooperative della Tuscia, abbiamo stimato una perdita complessiva di 200 milioni di euro su tutto il territorio”.
Tutta colpa della cimice asiatica?
“Quest’anno è stata una tempesta perfetta: l’invasione della cimice, un paio di gelate importanti, soprattutto nella zona del Sorianese, e violente grandinate estive. Ma, in ordine d’importanza, il primo problema è senz’altro la cimice, perché si tratta di un animale ormai radicato sul territorio, che anche l’anno prossimo attaccherà le coltivazioni”.
Possiamo dire che va in archivio un anno disastroso?
“Sicuramente il peggiore degli ultimi tempi, anche più del 2021, quello della famosa gelata tardiva che compromise intere piantagioni. Quella volta, infatti, gli agricoltori capirono subito che il raccolto era perduto e si fermarono”.
Stavolta, invece?
“Stavolta abbiamo proseguito le attività fino al momento della raccolta, quindi molti più soldi spesi per una resa minima. A differenza della gelata, che secca la pianta, non è facile accorgersi subito che la nocciola è stata intaccata dalla cimice asiatica”.
Ma cos’ha di così letale questa cimice asiatica?
“Non è autoctona, è un elemento nuovo nella nostra biodiversità e sta diventando infestante. Perché è molto più aggressiva verso le piante, più prolifica nella riproduzione ed estremamente più mobile: la cimice nostrana si sposta di poche centinaia di metri, quella asiatica viaggia per chilometri”.
Sono stati colpiti solo i noccioleti?
“No. Conosco coltivatori di legumi e cereali che hanno subito danni. Io personalmente ho visto cimici attaccate ai ricci delle castagne, anche se non so se sono riuscite a bucare il guscio. Questo è proprio il messaggio più importante che deve passare: l’intero settore agricolo è a rischio”.
Come difendersi?
“Il problema ormai è strutturale, ci vuole l’intervento delle istituzioni competenti. Un rimedio naturale sarebbe effettuare lanci di vespa samurai, un insetto innocuo per l’uomo che ferma la riproduzione delle cimici. Ci sono altre zone d’Italia, dove la cimice asiatica è arrivata prima, che si sono già attivate in questa direzione con ottimi risultati. Per esempio in Emilia-Romagna i frutteti avevano quasi azzerato la loro produzione, ma ora, grazie all’azione di questa vespa, stanno ricominciando a lavorare bene. Un’altra soluzione è l’installazione di trappole con feromoni, che però costano tanto e vanno rinnovate ogni dieci giorni. L’agricoltore da solo non può fare cose del genere. Se nessuno lo aiuta, deve ricorrere ad altre vie”.
Per “altre vie” intende trattamenti chimici?
“Purtroppo sì. L’agricoltore in qualche modo deve sopravvivere, non può perdere il 70% del raccolto ogni anno. Se non ha altri strumenti, utilizza quello che trova. Bisogna evitare di arrivare a questo”.
È già successo che i noccioleti della Tuscia abbiano subito un aumento dei trattamenti per combattere la cimice asiatica?
“Non ancora, perché quest’anno gli agricoltori non conoscevano bene l’insetto e non hanno avuto modo di controbattere. Ma adesso, se non intervengono le istituzioni in maniera strutturale, rimane tutto nelle mani dei singoli individui e non si può escludere un incremento dei trattamenti chimici sulle piantagioni”.
Alessandro Castellani
