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“Mio zio Mariano Buratti rischiò la vita per darmi un bacio…”

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Viterbo – “Mio zio Mariano rischiò la vita per darmi un bacio”. Paolo Bianchini, nipote del partigiano medaglia d’oro al valore militare Mariano Buratti ucciso dai nazifascisti a Forte Bravetta, Roma, alla fine di gennaio del 1944.

Viterbo - La posa della pietra d’inciampo in ricordo del partigiano Mariano Buratti in via Saffi 1 dove abitava - Paolo Bianchini, Elisa Guida, Chiara Frontini e Ugo Pierallini

Viterbo – La posa della pietra d’inciampo in ricordo del partigiano Mariano Buratti in via Saffi 1 dove abitava – Paolo Bianchini, Elisa Guida, Chiara Frontini e Ugo Pierallini


In tarda mattina la posa della pietra d’inciampo a lui dedicata in via Saffi 1, a Viterbo, dove Buratti abitava e da lì andava ad insegnare al liceo classico che oggi porta il suo nome. Buratti, finanziere, che dopo l’8 settembre del ‘43 scelse la Resistenza.

“L’ultima volta che ho visto mio zio – ricorda Bianchini, 92 anni – era già nella Resistenza. A noi bambini avevano detto che era andato ad insegnare lontano. Era inverno ed ero a Roma con mia madre, al mercato. Lo vidi da lontano, avrva un impermeabile bianco. Iniziai a chimatlo per nome, lui si avvicinò, sussurrò qualcosa a mia madre, poi se ne andò. Fatti pochi passi però tornò indietro e mi diede un bacio sulla testa. Non lo rividi più. Di lì a poco venne arrestato”.

Il partigiano Mariano Buratti

Il partigiano Mariano Buratti


Tante le persone alla posa della pietra d’inciampo per Mariano Buratti, tantissimi i giovani delle scuole. Con loro e Bianchini, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, Elisa Guida, socia fondatrice di ArteinMemoria, cui si devono le pietre d’inciampo a Viterbo, altre tre, dedicate a una famiglia ebrea sterminata nei campi nazisti, sono in via della Verità 19, il presidente provinciale dell’Anpi Enrico Mezzetti, il comandante provinciale della guardia di Finanza Carlo Pasquali, il vice prefetto Luca Mecchia, il vice sindaco di Bassano Romano, dove Buratti è nato nel 1902, Ugo Pierallini e il presidente di Istoreco Maurizio Ridolfi.

Tra il pubblico l’assessora all’Agricoltura Patrizia Notaristefano, Cinzia Vincenti dello Spi Cgil, Antonio Biagioli della Uila, rappresentanti delle scuole e dell’università della Tuscia.


“Con la pietra d’inciampo per Buratti – dice Frontini – apriamo ufficialmente le iniziative per giornata della memoria. La figura di Buratti è un punto di riferimento nella comunità cittadina. Una pietra d’inciampo è uno spazio di riflessione sull’atrocità dell’umano. Soltanto continuando a parlare di ciò che è stato possiamo impedire che accada di nuovo”.

“Buratti è stato un esempio di resistenza – prosegue Pierallini -. I suoi valori e la sua esperienza sono attuali”.

A richiedere la pietra d’inciampo per Buratti, l’istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea a Viterbo e nella Tuscia (Istoreco). Con l’Istoreco, l’associazione ArteinMemoria. Il tutto con il patrocinio del comune di Viterbo e sotto l’alto patronato del presidente della repubblica.

“Un evento che non solo commemora – sottolinea Mecchia -, ma rende viva la memoria”.

Viterbo - La posa della pietra d’inciampo in ricordo del partigiano Mariano Buratti in via Saffi 1 dove abitava

Viterbo – La posa della pietra d’inciampo in ricordo del partigiano Mariano Buratti in via Saffi 1 dove abitava


“Buratti è stato anche un finanziere – continua Pasquali -. Una persona che rimane nei nostri cuori. È stato ucciso a Forte Bravetta che oggi è una caserma della guardia di finanza. Buratti, dopo l’8 settembre, in quel momento scelse la cosa giusta”.

“Una pietra d’inciampo – spiega Guida – è una piccola targa d’ottone, della dimensione di un sampietrino, posta nel terreno davanti alla porta della casa in cui abitò una vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera. Su di essa sono incisi il nome della persona, la data di nascita, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta”.

“Buratti – prosegue Mezzetti – è una persona che ha ispirato la resistenza. Parlava di una scuola aperta, libera, giusta. Nella nostra costituzione c’è l’anima di Mariano Buratti”.

“Buratti – conclude infine Ridolfi – ha lasciato un’eredità etica e spirituale di cui abbiamo bisogno. Uno di quei personaggi la cui eco rimbalza in tutta Europa”.

L’iniziativa delle pietre d’inciampo è dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

L’iniziativa è partita a Colonia nel 1992.

Mariano Buratti, nato a Bassano Romano il 15 gennaio 1902, è stato un partigiano insignito di medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Insegnante del liceo classico che oggi porta il suo nome, Il 13 dicembre 1943 Buratti venne catturato dai nazifascisti sul piazzale di ponte Milvio a Roma per poi essere portato alla prigione di via Tasso e successivamente al carcere di Regina Coeli. Dopo alcune settimane di detenzione e torture il 31 gennaio 1944 venne fucilato al Forte Bravetta.


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