Soriano nel Cimino – Sembra un film. È un delitto. Di lui non ci sono né foto, né documenti ufficiali. Si sa solo quello che lo stesso Ismail Memeti ha riferito al suo arrivo in Italia dai Balcani. Aveva 17 anni, ora ne ha 56. Fino a Ognissanti 2024 era un pluripregiudicato senza fissa dimora. Da allora è detenuto a Regina Coeli per omicidio. Al processo non ha voluto essere ripreso dalle telecamere.
Omicidio Bramucci – Sulle auto dell’agguato, secondo l’accusa, Antonio Bacci, Lucio La Pietra e Ismail Memeti
Ventidue anni di carcere. Il 19 dicembre, ultimo giorno di udienze penali prima di Natale, è stato condannato a 22 anni di prigione per omicidio in concorso. È il famoso settimo componente della “banda” che la mattina del 7 agosto 2022 ha freddato a colpi di pistola il pregiudicato 58enne Salvatore Bramucci mentre era in auto nei pressi della sua abitazione nelle campagne di Soriano del Cimino.
Missione criminale. Si è chiuso il 19 dicembre davanti alla corte d’assise di Viterbo il processo in solitaria a Ismail Memeti, alias Flavio o Tarzan, il 56enne macedone che avrebbe accompagnato i due sicari sulla scena del delitto al posto di Alessio Pizzuti, seguendo su una Giulietta da lui rubata il 18 giugno a Ronciglione la Smart a noleggio con a bordo Lucio La Pietra e Tonino Bacci. Il quartetto, come è noto, sarebbe stato arruolato tra la criminalità di Ponte di Nona da Elisabetta Bacchio, la vedova mandante dell’omicidio, tra le conoscenze della sorella Elisabetta Bacchio e del cognato Dan Costantin Pomirleanu.
In Italia dal 1987. Memeti sarebbe, secondo l’accusa, “l’albanese di Albano” reclutato da Bacci due giorni prima del delitto, dopo la defezione all’ultimo minuto di Alessio Pizzuti. Si tratta, come ha spiegato il difensore Chiara Tiana, di un macedone che sarebbe nato il 25 luglio 1969 “in un villaggio di confine tra Macedonia, Kosovo e Bulgaria”. Il condizionale è d’obbligo, perché si tratta di un apolide, giunto in Italia nel 1987 senza alcun documento e senza passaporto.
Rimpatrio mancato. Una condizione per cui, dopo una lunga permanenza presso un Cpr ( Centro di permanenza per il rimpatrio) per sospetti di terrorismo, a Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza, in attesa del rimpatrio in seguito all’espulsione dall’Italia, è stato rilasciato perché non. si sapeva dove mandarlo.
L’auto come casa. Cocainomane specializzato in furti d’auto, secondo la difesa “rubava vetture per viverci e dormirci, perché non ha mai avuto una casa”, nonostante viva da 34 anni in Italia, dove è giunto ancora minorenne all’età di 17 anni, in fuga dalla guerra civile.
Delitto rinviato. A Ponte di Nona sarebbe stato intercettato da Bacci, in cerca di un “autista” al posto di Pizzuti che, dopo avere parcheggiato la Smart a noleggio in località Sanguetta, portasse lui e La Pietra sul luogo dell’agguato in Giulietta, auto ignota alla vittima, che invece li avrebbe visti sulla Smart il 4 agosto, giorno fissato per l’omicidio che sarebbe saltato in quanto Bramucci li avrebbe riconosciuti.
Personaggio misterioso. Memeti, di cui non ci sono foto e che ha rifiutato di essere ripreso dalle telecamere in aula il giorno della sentenza, sempre secondo la difesa, “ha solo un vecchio cellulare che tiene quasi sempre spento”. Non avrebbe neanche tatuaggi.
Omicida per 5mila euro. A tradire la sua presunta presenza nel commando armato è stato un amico del solito Bacci, cui quest’ultimo avrebbe chiesto di ospitare in casa il macedone dopo il delitto, dall’11 agosto a metà ottobre. Il super testimone, registrato da Pizzuti a settembre durante una cena, preoccupato per l’arresto di La Pietra e Bacci, avrebbe scoperto che Bacci gli doveva 5mila euro per la staffetta con la Giulietta del giorno dell’omicidio.
Silvana Cortignani
A partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Sette condannati, sei il 20 gennaio e il settimo il 19 dicembre 2025:
1) Elisabetta Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
2) Sabrina Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
3) Dan Costantin Pomirleanu, 20 anni di carcere: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
4) Antonio Bacci, 28 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
5) Lucio La Pietra, 27 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
6) Alessio Pizzuti, 18 anni di carcere: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
7) Ismail Memeti, 22 anni di carcere: nato il 25 luglio 1969 in Macedonia, detenuto dal primo novembre 2024 a Regina Coeli, difeso dall’avvocato Chiara Tiana
Tribunale – Mascia, la figlia di salvatore Bramucci, e il fratello della vittima Isolino dopo la lettura della sentenza
Parti civili, fratello e figlia della vittima:
– Primo processo: Mascia Bramucci, provvisionale di 50mila euro, 37 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi; Isolino Bramucci, provvisionale di 26mila euro, 62 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro
– Secondo processo: Isolino Bramucci, risarcimento in sede civile
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


