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Picchiata e minacciata: “Se lo dici ai tuoi, ti ammazzo”

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Carabinieri - Il tribunale dall'alto

Carabinieri – Il tribunale dall’alto

Viterbo – (sil.co.) – “Se lo dici ai tuoi, ti ammazzo”. Sarebbe una delle minacce rivolte da un albanese alla moglie, una connazionale 28enne che a agosto 2022 è stata anche cacciata di casa dal marito. 

I fatti sono avvenuti tra il 2019 e il 2022 a Caprarola e Fabrica di Roma, dove la situazione è precipitata dopo che la donna, tra botte e aggressioni sempre più violente, ha pure dovuto mantenerlo per tre mesi essendo finito ai domiciliari.

La donna ha raccontato ieri il suo calvario al giudice Jacopo Rocchi, davanti al quale l’ex marito, difeso dall’avvocato Emilio Lopoi, è imputato di maltrattamenti in famiglia.

“Minacciava di uccidermi se avessi rivelato ai miei familiari che mi picchiava”, ha detto la vittima, che non si è costituita parte civile al processo, mostrando gli screenshot dei messaggi in lingua slbanese inviati sulla chat Whatsapp.

“Una volta ha picchiato a sangue anche mio fratello”, ha aggiunto, mostrando una foto del volto tumefatto del congiunto.

A Caprarola il marito avrebbe preso a frequentare un connazionale che lo avrebbe portato sulla cattiva strada: “Con lui, ha cominciato a bere e andare per bar e discoteche”. Idem a Fabrica, dove la coppia si è successivamente trasferita.

La vittima ha trovato conforto in un’amica, che ieri ha confermato la sua versione, rivelando: “L’ho vista più volte con un occhio mero”.


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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