Viterbo – “Abbiamo fatto entrare i demoni in Italia”. Così Francesca Totolo, scrittrice e ricercatrice indipendente, all’incontro dedicato ai 30 anni dalla scomparsa di Raffaele Giorni.
Francesca Totolo, Federica Guiducci, Fabio Filomeni, Chicco Costini e Daniele Marinetti
“Sono una rompiscatole di natura – sottolinea Francesca Totolo – che tuttavia ha iniziato a militare sul tardi. Negli ultimi dieci anni sto cercando di fare quello che in 30 non ho fatto. Ogni giorno mi batto per i miei ideali, anche a costo di ricevere, come spesso succede, minacce di qualsiasi genere.
Quello che succede qui in Italia oggi è quello che succede da tanti anni in Francia, in Inghilterra, in Svezia. Un’invasione etnica pericolosa, i ragazzini nelle scuole italiane adesso sono tutti maranza. Lo sono per contrastare la “forza africana” presente in massa nelle scuole, è una normale reazione di sopravvivenza. Viviamo in uno stato dove il negozio italiano chiude, quello straniero “spopola”. Sono incazzata, sono una che ha voglia di cambiare le cose. Quello che succede è incredibile, ogni giorno leggiamo di storie assurde. Abbiamo fatto entrare i demoni in Italia”.
Raffaele Giorni
Presenti all’incontro, oltre alla scrittrice Francesca Totolo, anche il presidente presidente del consiglio comunale Marco Ciorba, la docente Simona Moricone, il segretario vicario Movimento Indipendenza Chicco Costini, lo scrittore Fabio Filomeni e il maestro di arti marziali Daniele Marinetti. A moderare l’incontro Federica Guiducci.
Ad aprire l’incontro il presidente del consiglio comunale Marco Ciorba: “Raffaele era un ragazzo speciale che per Viterbo è stato un esempio. L’amministrazione è stata felice di ospitare questo incontro, dobbiamo fare in modo che il nome di Raffaele Giorni resti impresso nella città”.
Marco Ciorba
Raffaele era uno studente dell’istituto tecnico, descritto da chi lo conosceva come un ragazzo solare, generoso e molto legato alle sue radici. Nonostante la giovane età, mostrava un forte interesse per la storia e la politica locale. Era un militante attivo e ricopriva il ruolo di vicesegretario provinciale del Fronte della Gioventù.
Lo ricorda così la docente Simona Moricone: “Raffaele è stato un grande amico, con lui mi ricordo le prime scorribande, le prime occupazioni scolastiche. Erano tempi dove si poteva girare per la città in santa pace, dove si poteva andare in piazza a protestare. Stiamo perdendo tutto questo, stiamo perdendo la rabbia “giusta”, l’indignazione e la voglia di cambiare qualcosa”.
La sua scomparsa, avvenuta il 21 gennaio 1996 a seguito di una tragica lite fuori da una discoteca al Poggino, ha lasciato un segno indelebile a Viterbo. La città ha risposto negli anni trasformando il suo ricordo in un simbolo di impegno giovanile e rifiuto della violenza.
Simona Moricone, Francesca Totolo e Federica Guiducci
La parola passa a un altro amico di Raffaele, il maestro di arti marziali Daniele Marinetti: “Mi avvicino agli sport di combattimento fin da giovane, chi mi conosce sa che mi è sempre piaciuto muovere le mani. Quello che insegno non è la violenza, ma l’arte spirituale. Sono testimone di quel periodo, di quella tragedia che ha visto il gesto eroico di Raffaele.
Negli ultimi anni le persone si avvicinano a questo sport non lo fanno più per dimostrare qualcosa, ma per paura, perché è questo che fa la società, paura. Ogni giorno spiego ai ragazzi che noi non dobbiamo aver paura di girare per la nostra città”.
Fabio Filomeni
All’incontro c’è anche chi, come il colonnello e scrittore Fabio Filomeni, Raffaele non lo ha conosciuto: “Non conoscevo la storia di Raffaele, mi è stata data qualche notizia, ma ho deciso di approfondire per conto mio. La sua morte viene etichettata come una lite per futili motivi, ma come è possibile? Muoversi e adoperarsi per salvare la vita di un altro essere umano è la cosa più bella che si possa fare. Quando succedono queste cose non si può stare fermi, bisogna agire, sempre”.
Infine l’intervento del segretario vicario Movimento Indipendenza, Chicco Costini: “I demoni non li abbiamo sconfitti, ma questa serata dimostra che siamo in grado di combatterli. Eravamo tutti parte di un credo, di un progetto. Oggi siamo qui per dire che è presente un nostro camerata, uno che ha dato la sua vita per difendere un’altra persona in difficoltà”.
Luca Trucca
– Inaugurato il cippo in ricordo di Raffaele Giorni, a trent’anni dall’uccisione




