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Tragedia sul lavoro al porto, tre condanne e un’assoluzione per la morte di Alberto Motta

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Civitavecchia – Tragedia sul lavoro al porto di Civitavecchia, si è concluso ieri con tre condanne per omicidio colposo e un’assoluzione il processo di primo grado per la morte di Alberto Motta.

Civitavecchia - Nel riquadro Alberto Motta

Civitavecchia – Nel riquadro Alberto Motta


Alberto Motta è il 29enne originario di Tarquinia vittima di un drammatico infortunio sul lavoro, la mattina del 10 febbraio 2023 alla banchina 25 dello scalo marittimo, dove ha perso la vita nel ribaltamento del muletto sul quale stava lavorando.

È stato assolto Antonio Di Gravio, preposto alla sicurezza della Rtc spa, mentre è stato condannato a due anni di reclusione Gianmarco La Rosa, il dipendente della società Compagnia Portuale Civitavecchia che era alle guida dell’autoarticolato.

Pene inferiori ai due anni, infine, per gli altri due imputati: Agostino Morlino, amministratore della Rtc spa, e Stefano Biondi, datore di lavoro delegato e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Rtc spa.

Secondo le indagini, la colpa sarebbe consistita nel “non impedire a Alberto Motta di caricare tramite muletto una cesta piena di twist lock sulla vasca porta ceste issata sul rimorchio di un autoarticolato”, il cui conducente “senza avvedersi dell’operazione, avviava il veicolo e faceva ribaltare il muletto sotto il quale finiva schiacciato, dopo essere sbalzato dal sedile, lo stesso Motta, che decedeva per trauma cranico encefalico”.

Il procedimento si è aperto davanti al tribunale di Civitavecchia il 19 gennaio 2024, quando la madre e il compagno, che ha fatto da padre a Alberto, si sono costituiti parte civile, con gli avvocati Franco Moretti e Luca Vettori, chiedendo la citazione come responsabili civili della società per cui il figlio lavorava, della compagnia portuale, della ditta addetta alla movimentazione e dell’assicurazione.

Risarciti nel frattempo dall’assicurazione, i familiari del giovane portuale hanno ritirato la costituzione di parte civile, continuando a essere presenti a ogni udienza del processo in quanto persone offese.

“La mamma di Motta e il compagno – sottolinea l’avvocato Vettori – non sono mai mancati, per testimoniare con la loro presenza la necessità di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica per una maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, perché quanto successo al figlio non debba più accadere. Presenti in aula fino alla lettura del dispositivo che ha dato ragione alla memoria del loro Alberto, letto dal giudice Simone De Santis”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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