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“Agguato per uccidere” a colpi di machete, sette anni e mezzo a 29enne

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Civita Castellana – Guerra tra bande di pusher sfociata in tentato omicidio a colpi di machete a Civita Castellana, sette anni e mezzo di prigione a uno dei quattro arrestati e diecimila euro di provvisionale alla vittima che ha rischiato la vita. È la prima condanna. Altri due imputati saranno giudicati con l’abbreviato davanti al gip e un altro con l’ordinario davanti a un altro collegio. 


Civita Castellana - Accoltellamento in via Ferretti - I carabinieri sul posto

Civita Castellana – Accoltellamento in via Ferretti – I carabinieri sul posto


Sette anni e mezzo per tentato omicidio e lesioni aggravate in concorso, con lo sconto di un terzo dell’abbreviato chiesto dal difensore Luigi Mancini. La pm Paola Conti aveva chiesto dieci anni di reclusione in primo grado. Il tribunale aveva rigettato la richiesta di patteggiare una pena di cinque anni, ritenuta troppo mite rispetto alla gravità del fatto.

Ieri il collegio ha inflitto una condanna a sette anni e mezzo di reclusione al primo dei quattro marocchini di 25, 29, 32 e 38 anni arrestati la primavera scorsa dai carabinieri per l’agguato del 16 marzo in via Ferretti in cui sono stati feriti due tunisini uno dei quali ha rischiato di morire.

Quest’ultimo, cui è stata concessa una provvisionale di diecimila euro in vista di un più cospicuo risarcimento in sede civile, è un 28enne operato nell’immediatezza all’Andosilla e poi numerose altre volte a Viterbo anche con ricovero in terapia intensiva, parte civile con l’avvocato Walter Pella. L’altro, un connazionale 23enne, è stato dimesso con una prognosi di 41 giorni.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


La ricostruzione dell’agguato

Il 28enne che per poco non ci ha lasciato la pelle, è giunto al pronto soccorso dell’Andosilla con tre lesioni a livello toracico di cui due lesioni per estensione e profondità rendevano visibile i tessuti ed organi toracici (polmone e diaframma, emitorace destro), fratture delle costole e della scapola, una ferita da taglio con notevole estensione e profondità alla regione lombare sinistra in corrispondenza dei muscoli paravertebrali, che attraversava il muscolo ileo psoas e raggiungeva il colon discendente sino a determinare la perforazione. 

Per i giudici di primo grado, c’era la volontà di uccidere. I due tunisini di 26 e 22 anni sono stati vittime di un vero e proprio agguato, da parte di un commando armato composti da otto marocchini, muniti di un machete e altre armi da taglio e da punta. Erano circa le 15 di domenica 16 marzo 2025.

Su una Panda di colore grigio-celeste, la coppia di tunisini stava passando in macchina in via Ferretti. quando sono stati speronati da due vetture all’altezza del ristorante. Un’auto gli si è messa di lato, l’altra li ha tamponati bloccandoli per impedire loro di scappare.

A bordo c’erano otto marocchini pronti a sferrare loro i colpi feroci che per poco non li hanno uccisi, quattro su una Punto azzurro chiaro e quattro sull’altra vettura, che li hanno aggrediti con il machete e altre armi da taglio e da punta, scaraventandoli a terra dove sono stati poco dopo soccorsi mentre erano esanimi in una pozza di sangue. 

Uno dei due tunisini, il meno grave ovvero il 23enne che se l’è cavata con un taglio di cinque centimetri alla testa e una frattura alla mano sinistra, prognosi 41 giorni, ha tentato di barricarsi nell’abitacolo senza riuscirsi. A dare l’allarme una residente che, sentito urlare in lingua araba, si è affacciata alla finestra vedendo le vittime sulla strada e chiamando i carabinieri. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.


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