Viterbo – (sil.co.) – In carcere per altra causa, ieri il noto pluripregiudicato 54enne Ignazio Salone ha voluto essere presente in tribunale in occasione dell’udienza del processo alla presunta banda dei furti sul litorale. Finito di scontare la condanna per la rapina del 14 marzo 2018, è giunto scortato dalla penitenziaria in aula, dove gli è stato concesso dal collegio di riabbracciare la madre.
Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci
Sette imputati. Con Salone, attualmente difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, sono imputati sei presunti complici: Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Giovanni Meloni, Giuseppe Corrias, Daniele Luongo e Sceila Uccheddu. Fino a ieri erano accusati di una cinquantina di furti e rapine messi a segno tra la fine del 2003 e il 2010 nell’Alta Tuscia e sul litorale.
Da ieri restano in piedi solo una manciata di rapine pluriaggravate, la cui “conta” è stata rinviata a fine mese, mentre sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione il grosso dei reati contestati, nell’ambito dei quali sono state individuate ben 58 parti offese. Ora restano da sentire solo le vittime delle rapine.
Banda di Ignazio Salone – Articolo di Tusciaweb del 30 novembre 2005
Le indagini sono partite 21 anni fa, in seguito all’identificazione di Ignazio Salone e di due complici, uno dei quali nel frattempo deceduto, dopo una rapina in villa con sequestro di persona a Pescia Romana il 28 gennaio 2005. A Salone viene inoltre contestata un’altra feroce rapina in villa, il 14 dicembre 2003 a Valentano. Un colpo da 152mila euro in preziosi e contanti, messo a segno il 14 dicembre 2003 da sei banditi ai danni di una coppia minacciata con coltelli e cacciavite.
Marito e moglie sarebbero stati colti di sorpresa nel sonno da quattro rapinatori, uno dei quali Salone, che nel cuore della notte avrebbero fatto irruzione nell’abitazione, situata in una zona residenziale nell’immediata periferia del centro abitato. Per entrare avrebbero forzato la zanzariera di una finestra situata al pianoterra.
I banditi, armati e incappucciati, avrebbero circondato e minacciato i coniugi puntando contro di loro dei coltelli e dei cacciavite per farsi consegnare tutti i contanti che avevano in casa, pari a una somma di circa duemila euro. Dopo di che li avrebbero obbligati ad aprire la cassaforte, svuotandola di tutto il contenuto, gioielli per un ammontare di 150mila euro. Infine, prima di darsi alla fuga, avrebbero chiuso a chiave le vittime in camera da letto, in modo da ritardare l’allarme. Ad aspettare il quartetto degli esecutori materiali del colpo in macchina, all’esterno, ci sarebbero stati due pali, anche loro marito e moglie, una coppia residente in un centro della Teverina.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

