Viterbo – (sil.co.) – Minori vittime di abusi in ambito domestico, è ripreso ieri davanti al collegio il processo per la nota vicenda del bimbo conteso dai genitori tolto alla madre dalla polizia.
Viterbo – Auto della polizia all’ospedale Santa Rosa
Era la sera del 26 luglio 2021 e il piccolo, che aveva sette anni, si trovava in una villetta “blindata” di Fabrica di Roma con la madre e i nonni materni, tutti e tre a processo per maltrattamenti aggravati. Il piccolo, nel frattempo, è stato affidato al padre con cui vive nel nord Italia.
Secondo l’accusa, la madre, scoprendo che il figlioletto soffriva di epilessia dopo l’allontanamento dal compagno, lo avrebbe cresciuto isolandolo dagli altri coetanei, a 7 anni gli avrebbe tenuto ancora il pannolino, non lo avrebbe mandato a scuola in presenza, non gli avrebbe fatto mangiare pasti adatti alla sua età.
Sarebbe prima tornata a vivere a casa dei genitori a Roma, mentre il padre viveva anche allora al settentrione, quindi si sarebbe trasferita coi nonni in campagna, nella villetta di famiglia a Fabrica di Roma, dove la polizia, nell’estate di cinque anni fa, ha faticato a prelevare il bambino per condurlo all’ospedale Santa Rosa di Viterbo dove è stato sottoposto a controlli medici nel reparto di pediatria, quindi in casa famiglia come disposto dall’autorità giudiziaria.
Nel corso del dibattimento è emerso che, almeno nell’ultimo anno prima del blltz, la madre avrebbe voluto/dovuto difendere il bimbo dal Covid, date le sue condizioni precarie di salute. Ieri per la difesa ha testimoniato una vicina di casa di Roma degli imputati, che però avrebbe frequentato il bambino e i familiari solo in occasione di compleanni o simili, secondo la quale la madre se ne occupava in maniera adeguata.
Su richiesta della pm Paola Conti, inoltre, la teste ha detto di avere saputo della nascita del piccolo solo quando aveva circa un anno, di non avere mai visto il padre, né sentito parlare di lui se non dopo il prelievo forzato del minore a Fabrica di Roma, quando la guerra per l’affidamento è stata resa pubblica dalla stessa mamma del minore.
Il difensore della madre, come sempre presente in aula, ha depositato una ulteriore memoria, da cui sono stati esclusi una serie di documenti, su richiesta della pm Conti e della difesa di parte civile del padre del bambino. Discussione e sentenza, salvo imprevisti, entro la prossima primavera.
La pm Paola Conti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

