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“Io dalla galera esco, tu da sottoterra non esci più”, madre in fuga con la figlioletta

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Ronciglione – (sil.co.) – “Io dalla galera esco, tu da sottoterra non esci più”, madre in fuga con la figlioletta. Imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia l’ex compagno e padre della bambina. 


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


“Io dal carcere esco, ma te dal sacco nero dove ti metto sottoterra non esci più”. Le solite minacce di morte. Da parte di un uomo che, a detta della ex, da Carnevale 2023 si sarebbe fatto mantenere dalla compagna e madre della loro figlioletta che all’epoca aveva tre anni. Allontanato dalla famiglia, ora è a processo col giudizio immediato davanti al collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti aggravati. Parte civile la presunta vittima.

“Io andavo a lavorare, facendo le pulizie, la badante, tutto quello che capitava pur di guadagnare, mentre lui passava le giornate a casa a giocare col telefono. Poi quando tornavo mi picchiava e dava della puttana”, ha raccontato ieri la presunta vittima al collegio, spiegando perché abbia ritirato la prima denuncia del 22 giugno 2023 e poi abbia sporto nuovamente querela il 18 giugno 2025, “dopo che i carabinieri mi hanno portato loro a farmi medicare al pronto soccorso dell’ospedale per le botte ricevute”.

Scenario, Ronciglione. “L’inferno è cominciato dalla gravidanza, era accecato dalla gelosia, è arrivato a mettermi sotto controllo il telefono col gps per sapere sempre dove stavo”, ha detto la donna. “Mi ha costretta a scappare di casa con mia figlia scalza urlando che ci avrebbe ammazzate. Allora ho capito che per il bene della piccola dovevo chiedere aiuto”.

“Lui mi ricattava con la bambina – ha proseguito – siccome sono serba, senza documenti e permesso di soggiorno, diceva che i servizi sociali me l’avrebbero tolta e che lui l’avrebbe data a sua madre”. “Mia figlia è tutto ciò che ho, vivo solo per lei, non ho altro”, ha aggiunto, scoppiando in lacrime. 

Le cose nel frattempo, per mamma e figlia, sono cambiate. “Ci siamo trasferite altrove, io lavoro per una signora molto cara, lei va a scuola ed è molto brava, ha imparato subito a leggere e scrivere, l’ho iscritta a danza . Peccato. che il padre si rifiuti di avere contatti con lei in videochiamata, alla presenza della nonna paterna, come ho chiesto io. Non le ha fatto nemmeno gli auguri di Natale e neanche quelli di buon compleanno e alla bimba questo dispiace”. 

In primavera saranno sentiti ulteriori testimoni e l’imputato potrà, se vorrà, difendersi davanti ai giudici


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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