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Disagio giovanile, Ferrarini: “Prevenire significa partire dai ragazzi, non dai problemi”

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Caprarola – La vera innovazione non è intervenire sul disagio giovanile, ma partire dai ragazzi per comprenderlo e prevenirlo. È questo il messaggio che emerge dall’intervento di Nicola Ferrarini, direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl di Viterbo, nell’ambito della giornata “La fatica di crescere” alle Scuderie di Palazzo Farnese.

Per Ferrarini la prevenzione non è un capitolo accessorio delle politiche sanitarie, ma il cuore stesso della missione pubblica: “Promuovere salute significa costruire contesti che proteggono prima che il malessere esploda”. Una visione che trova concretezza nel Piano aziendale della prevenzione e, in particolare, nel programma “Scuole che promuovono salute”, diventato in pochi anni un modello di integrazione tra sanità, scuola e territorio.

Caprarola - Il progetto "La fatica di crescere" - Nicola Ferrarini

Caprarola – Il progetto “La fatica di crescere” – Nicola Ferrarini


Il dato che fa notizia è la crescita esponenziale del coinvolgimento degli istituti: dal 2023 a oggi l’adesione è triplicata, segno, secondo Ferrarini, di una consapevolezza nuova sul ruolo della prevenzione e di una fiducia crescente nei percorsi proposti dalla Asl. 

Dentro questo quadro si colloca il progetto Selfie, definito dal direttore del dipartimento Asl “un cambio di sguardo”. Non un questionario calato dall’alto, ma una fotografia che i ragazzi scattano di sé stessi. Oltre 7mila studenti sono stati raggiunti e ascoltati: un campione talmente ampio da rappresentare l’intera popolazione scolastica provinciale. 

“Non siamo partiti dai problemi — ha spiegato Ferrarini — ma dalla realtà che i ragazzi vivono ogni giorno. Solo così possiamo studiare il fenomeno e intercettare bisogni reali”. 

Questa impostazione ha portato il dipartimento a investire in modo mirato sul disagio giovanile, tema che Ferrarini definisce “strategico e non emergenziale”, in coerenza con indirizzi nazionali e internazionali. Negli ultimi mesi è stata rafforzata la collaborazione tra équipe dei distretti sanitari e servizi sociali territoriali, consolidando un lavoro di rete che punta più sull’accompagnamento che sulla semplice presa in carico clinica.

Non si tratta, però, solo di organizzazione: c’è anche un metodo educativo. Le attività del Piano, alcune delle quali raccontate in video durante l’iniziativa, hanno privilegiato esperienze di partecipazione diretta dei ragazzi, perché, come ha ricordato Ferrarini, “è dall’esperienza vissuta che nasce consapevolezza, fiducia e cambiamento”.

Al centro c’è una squadra multiprofessionale che il dipartimento ha costruito e continua a rafforzare: operatori capaci di creare relazioni autentiche con i giovani, basate su ascolto e comprensione, non su controllo o giudizio. 

Guardando avanti, Selfie non viene presentato come un punto di arrivo, ma come l’inizio di un nuovo percorso di prevenzione. Un percorso che mette gli adolescenti al centro, non solo come destinatari di servizi, ma come protagonisti del cambiamento. 

Selfie rappresenta l’avvio di un cammino diverso — ha concluso Ferrarini —: se investiamo su questa strada, investiamo sul futuro della nostra comunità”.

In sostanza, il messaggio che esce dalla giornata è chiaro: per la Asl di Viterbo la prevenzione del disagio giovanile passa da ascolto, scuola, rete territoriale e partecipazione attiva dei ragazzi. Un modello che non rincorre le crisi, ma prova a costruire benessere prima che il disagio diventi malattia.



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