Viterbo – (sil.co) – Mafia turca, giudizio immediato per quattro fedelissimi del boss Baris Boyun, tre dei quali colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere lo scorso 17 dicembre, uno dei quali risultò irreperibile. La procura ha nel frattempo aperto un’inchiesta, coordinata dal pm Flavio Serracchiani, sulla morte di Abdullah Atik, il 26enne turco che si è impiccato giovedì pomeriggio in una cella del carcere di Mammagialla, dove era detenuto dal 3 settembre quando è stato arrestato per armi con un connazionale in un b&b sulla salita di Santa Rosa.
Mafia turca – I boss Baris Boyun e Ismail Atiz, entrambi arrestati a Viterbo
Processo subito per quattro presunti criminali turchi. Tra loro un 39enne e un 35enne difesi dagli avvocati Paolo Delle Monache e Remigio Sicilia, che stavano a Vetralla e Ismail Atiz detto Hamus, 28 anni, il presunto boss latitante già detenuto al Nicandro Izzo dal 25 agosto, quando fu catturato in un b&b del capoluogo in seguito a un mandato di arresto internazionale.
Di Atiz si sa che è nato in Turchia il 16 luglio 1999, che gli sono stati negati i domiciliari e che, per vua della sua pericolosità, è stato trasferito da Mammagialla al carcere di Melfi, in Basilicata, dove è detenuto in un reparto a metà strada tra l’alta sicurezza e il 41 bis. È difeso dagli avvocati Giuseppe Migliore e Flavio Rossi Albertini Tiranni, che assiste pure il boss.
Il processo si aprirà il 15 aprile davanti alla corte d’assise di Milano nell’ambito dell’inchiesta della Dda del capoluogo lombardo, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, con al centro Baris Boyun, il 42enne d’origine curda finito in carcere il 22 maggio 2024, quando è stato arrestato a Viterbo assieme ad alcuni sodali.
Agli imputati vengono contestati a vario titolo la banda armata con finalità di terrorismo, l’associazione per delinquere, aggravata pure dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione di più reati tra cui detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine, il traffico internazionale di armi, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E poi omicidi, stragi, traffico di droga, riciclaggio, falsificazione di documenti.
Ad accogliere la richiesta di rinvio a giudizio, senza dover celebrare l’udienza preliminare, è stato il gip milanese Roberto Crepaldi.
Mentre Boyun è tuttora a giudizio con rito ordinario, altri 16 sodali, lo scorso 8 luglio, sono stati condannati in abbreviato a pene fino ad 8 anni di reclusione. Tra loro, è stato condannato a 4 anni per associazione per delinquere il 33enne viterbese Giorgio Meschini, che faceva da interprete e autista del boss e in un caso si è recato nelle Marche a recuperare delle armi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
