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“Mi ha cacciata di casa, minacciandomi di morte”, ma al processo ritratta

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L'avvocato Simona Mancini

L’avvocata Simona Mancini

Viterbo – (sil.co.) – “Mi ha cacciata di casa, minacciandomi di morte”. Denuncia il compagno per maltrattamenti aggravati in famiglia dopo tredici anni di convivenza e la nascita dei figli. Ma al processo ritratta tutte le accuse, spiegando al collegio che tra loro c’era stata soltanto una litigata e che stanno bene insieme. 

A sporgere querela, nell’agosto 2024, una 31enne  di origine albanese, che aveva appena 18 anni quando è iniziata la convivenza con l’imputato, difeso dall’avvocatessa Simona Mancini. Martedì la testimonianza della parte offesa, pubblico ministero Aurora Mariotti.

Pesantissime le accuse per cui ha chiesto aiuto a un centro antiviolenza, grazie al quale nell’estate di due anni fa ha trovato rifugio assieme ai figli minori in una casa protetta.

A detta della presunta vittima, il compagno l’avrebbe costretta a lasciare la casa coniugale coi bambini, stante la situazione di tensione emotiva ingenerata dalle condotte per cui è finito a processo. Secondo l’accusa, l’avrebbe praticamente cacciata di casa coi figli. minacciandola di morte. 

“Vattene da casa, perché non ti sopporto più”, le avrebbe detto in più occasioni. E poi “Se resti qui ti ammazzo”. L’avrebbe terrorizzata. E ancora: “Ti metto la testa sotto i piedi e ti faccio morire schiacciata”. Ma al momento di riferire in aula, ha negato tutto, dicendo che tra loro c’era stata solo una brutta lite. 

Nella querela aveva messo a verbale che il compagno, spinto dalla gelosia ma anche dall’abuso di alcol e stupefacenti,  per controllarla l’avrebbe contattata al telefono mentre era impegnata al lavoro facendole videochiamate per vedere cosa stesse facendo e con chi fosse. 

Non solo, ma le avrebbe anche impedito di uscire di casa, le avrebbe sottratto il telefono per controllarla e le avrebbe impedito di prelevare i suoi documenti e quelli dei figli, che custodiva all’interno di una stanza dell’abitazione chiusa a chiave.

Tutte cose che avrebbe riferito in seguito a un violento litigio, ma che non avrebbero caratterizzato la convivenza.  Si torna in aula a giugno per sentire la versione dell’imputato.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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