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Narcotraffico, chiesti 18 anni di carcere per David Rebeshi

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Roma – Narcotraffico e spaccio di cocaina, il pm antimafia Fabrizio Tucci ha chiesto ieri una maxi condanna a 18 anni di reclusione con lo sconto di un terzo del rito abbreviato per il 37enne David Rebeshi, il fratello “alter ego” del boss Ismail, anche lui imputato così come Giuseppe Trovato, l’altro vertice del sodalizio italo-albanese che ha messo a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018. Legatissimi i due fratelli. David avrebbe preso ordini da Ismail, prima e dopo la carcerazione, secondo l’accusa agendo in sua vece.


Mafia viterbese - I fratelli David e Ismail Rebeshi

Mafia viterbese – I fratelli David e Ismail Rebeshi


Sono 37 gli imputati, otto dei quali hanno chiesto il rito alternativo in sede di udienza preliminare,  tra cui i boss di mafia viterbese Trovato e Rebeshi, di 51 e 43 anni. Diciotto indagati sono italiani, tra cui diversi sardi. Dieci sono d’origine albanese. Sette d’origine romena. Uno d’origine olandese e un altro del Marocco.

Ieri il pm Tucci, oltre a chiedere 18 anni per David Rebeshi, ha chiesto anche un’assoluzione, rinviando a marzo il prosieguo della discussione. L’assoluzione è stata chiesta per  un 44enne di Olbia. 

Lo scorso 24 settembre gli imputati sono comparsi per la prima volta davanti al gup Rosalba Liso del tribunale di Roma, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini del carabinieri di Viterbo, nell’ambito dell’inchiesta parallela a “mafia viterbese” per fatti di droga a partire dal 2017. Tra i difensori, oltre a Roberto Afeltra per Ismail Rebeshi e Giuseppe Di Renzo per Giuseppe Trovato, i legali Michele Ranucci, Simona Mancini, Domenico Gorziglia, Gino Salvatori, Giuseppe Pierdomenico, Roberto Alabiso, Domenico Cardellini e Giuliano Migliorati. 


Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato

Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato


Tra i destinatari degli avvisi di fine indagine per cui la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio figurano, oltre al fratello del boss, l’ex braccio destro diventato collaboratore di giustizia Sokol Dervishi (40 anni) e diversi dei sodali arrestati nel famoso blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019.

Tra loro il tuttofare romeno del sodalizio Ionel Pavel (44 anni), i fratelli Shkelzen e Spartak Patozi (41 e 38 anni) e Gabriele Laezza (viterbese, du 38 anni), l’unico italiano condannato per associazione di stampo mafioso. C’è poi Renato Hasa (45 anni), condannato a sei anni in primo grado per droga, arrestato nell’operazione Underground che il 13 giugno 2019 ha sgominato la presunta banda di spacciatori diventati rivali del gruppo di Rebeshi.

Silvana Cortignani


Gabriele Laezza

Gabriele Laezza


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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