Viterbo – È passata una settimana esatta dall’omicidio di Giovanni Bernabucci, alias “la iena, l’ultras della Lazio e artigiano parchettista viterbese 52enne morto accoltellato per mano del suo amico e collega 47enne David Ernesti la sera del 13 febbraio nell’abitazione del quartiere di Santa Lucia di quest’ultimo, al culmine di una giornata di feroci litigate perché il suo cane gli avrebbe urinato su una scarpa. Oggi, occhi puntati sull’autopsia per chiarire il “giallo” delle coltellate. E dei graffi sul volto della vittima. Al setaccio lo scambio di messaggi e la loro cronologia.
Viterbo – Omicidio a Santa Lucia – Giovanni Bernabucci
Autopsia e telefoni. Oggi, all’obitorio romano del Verano, è prevista l’autopsia sul cadavere, prima che la salma venga restituita ai familiari per i funerali. E sempre oggi la pm Veronica Buonocore affiderà l’incarico a un consulente di fiducia della procura per gli accertamenti tecnici sui cellulari di Ernesti e Bernabucci posti sotto sequestro.
Il “giallo” delle coltellate. Per i risultati definitivi ci vorranno almeno un paio di mesi, ma intanto, forse già in serata, potrebbe essere chiarito il numero di fendenti da cui è stata attinta la vittima. Si è parlato di 26 coltellate, ma non tutte le lesioni potrebbero derivare da un’arma da taglio. Tra i due contendenti ci sarebbe stata infatti una violenta colluttazione, prima che la lite finisse nel sangue, durante la quale Bernabucci avrebbe riportato anche dei profondi graffi sul viso, a un primo esame esterno non riconducibili a una lama. Dove si trovava in quel momento il coltello?
La chiamata al 112. Come è noto, sul cellulare della compagna di Ernesti sarebbero giunti 25 vocali di minacce anche di morte, se non si fossero liberati del cane, da parte di Bernabucci, che attorno alle 19 sarebbe piombato a casa del presunto omicida con un coltello, prendendo a calci la porta d’ingresso prima dell’irruzione, spingendo Ernesti a chiamare il 112 chiedendo aiuto per un’aggressione. All’arrivo della polizia, però, la tragedia si era già consumata.
David Ernesti
L’arrestato in Abruzzo. Il 47enne, nel frattempo, ha trascorso le prime due notti nel carcere di Teramo, in Abruzzo, dove è stato trasferito mercoledì mattina, per motivi di sicurezza, dopo avere trascorso cinque notti presso il reparto di medicina protetta dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove è giunto in stato confusionale e si è avvalso di non rispondere al gip all’interrogatorio di convalida.
Lo scambio di messaggi. Sui telefoni di vittima e carnefice gli investigatori si aspettano di trovare la verità su quello che è accaduto nelle ore che hanno preceduto il delitto. Bernabucci, che avrebbe precedenti penali per rissa e lesioni, lo avrebbe minacciato di morte in vocali farneticanti in cui gli avrebbe detto “ti sgozzo, ti squarcio, vengo giù e ti ammazzo”. “Ma falla finita, stai calmo”, avrebbe cercato di rabbonirlo Ernesti, a carico del quale non c’è alcun precedente penale e che avrebbe un’indole tutt’altro che violenta.
Verità nella cronologia. Spetterà ora al consulente della procura fare ordine anche cronologico tra i messaggi, anche quelli scambiati dai due con la compagna dell’arrestato, che in un’occasione, ma solo in quell’occasione, si sarebbe lasciato andare a uno sfogo del tipo “vado in galera, ma lo ammazzo”. Prima o dopo avere tentato di calmarlo?
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

