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Omicidio Bramucci, processo bis per vedova e complici condannati a 141 anni

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Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, al via oggi davanti alla corte di appello di Roma il processo bis per la vedova Elisabetta Bacchio e i cinque presunti complici condannati in primo grado a complessivi 141 anni di reclusione dalla corte d’assise di Viterbo. Con la condanna del settimo imputato, le pene totali sono salite a 163 anni di carcere.


A partire da sinistra dall'alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci

A partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci


“Un omicidio progettato nei minimi dettagli e realizzato come un’esecuzione”. secondo i  due giudici togati e i sei giudici popolari di primo grado, che hanno deliberato il 20 gennaio 2025. 

Il pregiudicato 58enne di Soriano nel Cimino, all’epoca ai domiciliari coi permessi, fu ucciso, come si ricorderà, la mattina del 7 agosto 2022 da un commando armato, composto da tre sicari, giunti da Roma a bordo di due auto, che gli tesero un agguato a colpi di pistola nei pressi della sua abitazione, mentre si stava allontanando a bordo del suo fuoristrada per gettare le deiezioni dei cani del suo allevamento.

I principali imputati – Sabrina e Elisabetta Bacchio, Tonino Bacci e Lucio La Pietra – sono stati ritenuti responsabili a vario titolo dell’ideazione, programmazione ed esecuzione dell’omicidio. Le sorelle Bacchio, secondo la sentenza di primo grado, hanno ideato e pianificato il delitto; Bacci e La Pietra lo hanno eseguito materialmente. Le pene inflitte: 28 anni a Bacci, 27 a La Pietra, 24 a ciascuna delle sorelle Bacchio.

Ruolo meno centrale ma comunque determinante per Constantin Dan Pomirleanu (20 anni) e Alessio Pizzuti (18 anni), che hanno partecipato ai sopralluoghi, favorito i contatti tra gli esecutori e – nel caso di Pomirleanu – fornito anche il furgone per lo spostamento.

Sono state accolte le richieste delle parti civili. La Corte ha riconosciuto provvisionali per 50 mila euro a Mascia Bramucci, figlia della vittima, e 25 mila al fratello Isolino, oltre a 7mila euro ciascuno per le spese legali.

Lo scorso 19 dicembre è stato invece condannato a 22 anni di reclusione in primo grado il settimo imputato, il macedone Ismail Memeti, autista dei killer, per cui si è proceduto in solitaria.

Silvana Cortignani


Omicidio Bramucci - Sulle auto dell'agguato, secondo l'accusa, Antonio Bacci, Lucio La Pietra e Ismail Memeti

Omicidio Bramucci – Sulle auto dell’agguato, secondo l’accusa, Antonio Bacci, Lucio La Pietra e Ismail Memeti


Sette condannati per un totale di 163 anni di carcere on primo grado
(sei il 20 gennaio e il settimo il 19 dicembre 2025)

1) Elisabetta Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
2) Sabrina Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
3) Dan Costantin Pomirleanu, 20 anni di carcere: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
4) Antonio Bacci, 28 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
5) Lucio La Pietra, 27 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
6) Alessio Pizzuti, 18 anni di carcere: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
 7) Ismail Memeti, 22 anni di carcere: nato il 25 luglio 1969 in Macedonia, detenuto dal primo novembre 2024 a Regina Coeli, difeso dall’avvocato Chiara Tiana


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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