Viterbo – Violenza pluriaggravata su minore, padre cinquantenne alla sbarra con l’accusa di avere abusato della propria stessa figlia, costringendola ad avere rapporti completi per quattro anni. Parti civili la vittima e l’associazione nazionale antipedofilia “La Caramella Buona”. Avrebbe approfittato anche di una nipote.
Violenza – Foto di repertorio
Vittima una bambina che all’epoca dei fatti, avvenuti tra il 2014 e il 2018, aveva tra i cinque e i nove anni. Recidivo l’imputato, italiano, residente in un centro della provincia di Viterbo e comparso ieri davanti al gup Daniela Rispoli. Il presunto padre orco, infatti, sarebbe stato denunciato e condannato per condotte analoghe, ai danni di un’altra bambina, anch’essa appartenente alla cerchia familiare.
La figlia, in seguito alla denuncia, è stata allontanata e attualmente vive in casa famiglia. Oggi ha diciassarre anno ed è tuttora assistita dal centro antiviolenza Demetra. Per lei si è costituita ieri parte civile l’avvocato Dominga Martines.
Demetra, gestito dall’aps Ponte Donna, ha accolto la giovane in collaborazione con i servizi sociali del distretto socio sanitario vt4 con i quali collabora, fornendole ascolto, sostegno e consulenza legale specializzata.
Per la prima volta a Viterbo, inoltre, è stata ammessa la costituzione di parte civile di “La Caramella Buona”, associazione nazionale contro la pedofilia e contro gli abusi sui minori, rappresentata dalla legale Sara Polito.
L’imputato ha chiesto di essere giudicato con l’abbreviato, rito che in caso di condanna prevede lo sconto di un tezro della pena. Il giudice Rispoli ha accolto la richiesta della difesa, rinviando a luglio la discussione. In aula la pm Aurora Mariotti.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
