Manziana – Senza permesso di soggiorno lavoravano in nero in un’azienda agricola, espulsi.
Braccianti nei campi – Immagine di repertorio
“I finanzieri del comando provinciale di Roma hanno individuato due cittadini di origine indiana, privi di permesso di soggiorno, impiegati irregolarmente presso un’azienda agricola operante nel territorio di Manziana – fanno sapere con una nota -.
Le “fiamme gialle” della compagnia di Ladispoli hanno sorpreso i due lavoratori mentre erano intenti a svolgere attività nei campi, nell’ambito di un’ispezione mirata alla verifica del rispetto della normativa sull’impiego della manodopera.
Al termine degli accertamenti, entrambi gli stranieri sono stati accompagnati presso l’ufficio immigrazione della questura di Roma dove, dopo le procedure di identificazione e fotosegnalamento, è stato notificato il provvedimento di espulsione emesso dalla prefettura di Roma.
Nel corso della medesima attività ispettiva, le fiamme gialle hanno inoltre identificato un terzo lavoratore straniero, regolarmente presente sul territorio nazionale ma anch’egli impiegato completamente “in nero” dalla stessa azienda agricola.
Il titolare dell’impresa – prosegue la nota della finanza -, è stato denunciato alla procura della repubblica di Civitavecchia per le violazioni della normativa in materia di ingresso e soggiorno degli stranieri, nonché segnalato alla direzione provinciale del lavoro per l’applicazione della cosiddetta “maxi-sanzione” prevista nei casi di lavoro nero.
L’operazione si inserisce nel più ampio piano di interventi predisposto dalla Guardia di Finanza di Roma per contrastare il fenomeno del sommerso da lavoro, tutelare i lavoratori più vulnerabili, salvaguardare la concorrenza leale tra le imprese e proteggere gli interessi dell’Erario” conclude la nota.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
