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Carbognano – C’è un’immagine che riassume perfettamente l’anima di Roma: un tavolino di legno consumato, una “foglietta” di vino rosso e una voce che, tra una risata e un colpo di tosse, mette a nudo le ipocrisie del mondo. Quell’immagine ha un nome: Trilussa. Sabato 7 febbraio 2026 e domenica 8 febbraio 2026 sempre alle 17.30, il Teatro Bianconi di Carbognano ospiterà “Trilussa e il vino”, un’opera scritta e diretta da Michele La Ginestra che promette di restituire al pubblico non solo i versi, ma l’odore e il respiro della Roma del primo Novecento e dove la musica e il canto diventano il battito cardiaco della messa in scena.
Per Carlo Alberto Salustri (in arte Trilussa), il vino non è mai stato un semplice vizio, bensì una filosofia di resistenza. In un’epoca di grandi trasformazioni e retoriche pompose, Trilussa usava l’osteria come tribunale e la sbronza come siero della verità.
Lo spettacolo di La Ginestra, in cui la metrica perfetta dei sonetti di Trilussa si fonde con la tradizione della canzone romana e dello stornello, coglie esattamente questo spirito: il vino diventa il filo conduttore che lega le celebri favole degli animali ai sonetti più intimi. Attraverso la magistrale interpretazione di Sergio Zecca, il pubblico verrà condotto in un mondo dove “l’acqua è fatta per pulì i panni”, mentre il vino serviva a pulire l’anima dalle croste dell’ipocrisia sociale.
Michele La Ginestra, profondo conoscitore della romanità teatrale, evita la trappola del “museo delle cere”. Il suo Trilussa è vivo, vibrante e, purtroppo per noi, ancora terribilmente attuale. La messinscena ricostruisce l’atmosfera delle vecchie fraschette, dove il cast, composto anche da Tiko Rossi Vairo, Francesca Baragli, Alessio Chiodini, Sara Felci, Alessandro Frittella e Vania Lai, dà vita a una galleria di personaggi popolari: servette, avventori, sognatori e disillusi, e trasforma il palcoscenico in un’orchestra popolare. Un nutrito gruppo di popolani scavezzacollo, irriverenti e smargiassi che non hanno alcuna intenzione di lasciarsi scappare la possibilità di gustare dell’ottimo vino, intrecciando schermaglie amorose sul sottofondo di languide serenate, complici le poesie del Belli e di Trilussa, i testi di Cesare Pascarella e di Ettore Petrolini, oltre alle preziose informazioni tramandateci da Giggi Zanazzo.
Tra un bicchiere di rosso e una riflessione cinica, emergono melodie che richiamano la Trastevere di un secolo fa, portando lo spettatore a sentirsi parte di quella convivialità sonora fatta di chitarre, voci calde e ritmi che invitano al battito di mani.
Le musiche e i ritmi serrati trasformano la metrica del sonetto in un dialogo serrato con lo spettatore, rendendo omaggio a quella capacità tutta romana di “ridere per non piangere”.
Perché andare a vedere Trilussa oggi? Perché in un mondo di comunicazioni filtrate e facciate digitali, la sua “verità del bancone” è una boccata d’aria fresca. Lo spettacolo al Bianconi è un invito a riscoprire il piacere della parola detta piano, della satira che non ha bisogno di urlare per colpire nel segno e, naturalmente, del piacere della convivialità.
Assistere a questo spettacolo significa non solo trascorrere un pomeriggio divertente, e a tratti esilarante, ma anche immergersi in un’esperienza sensoriale completa: la vista delle scenografie che richiamano le vecchie osterie, l’udito solleticato dalle rime e dagli stornelli, e quel desiderio di convivialità che solo la grande poesia popolare sa evocare.
Per informazioni e prenotazioni basterà visitare la pagina Facebook del Teatro Bianconi o il sito internet www.teatrobianconi.it oppure telefonare al 3401045098.
