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“Acqua non potabile a Bassano Romano dall’estate scorsa, non ci sono autobotti e le bollette restano invariate…”

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Bassano Romano

Bassano Romano

Bassano Romano – Riceviamo e pubblichiamo – Nonostante la sentenza del 7/9/2023  della Corte di Giustizia Europea, sono frequenti le  violazioni della potabilità dell’acqua nella nostra provincia.

A Bassano Romano c’è un’ordinanza di non potabilità per superamento dei limiti di arsenico che risale all’estate 2025. I valori di arsenico da un prelievo a via Roma risultavano essere di 11 mcg/l.

Il 3 febbraio 2026 Arpa Lazio ha inviato al comune di Bassano e a Talete i risultati delle analisi sulle acque derivanti da un prelievo a via Roma: 13 mcg/l. Ricordiamo che il valore massimo consentito per legge è di 10 mcg/l.

E ricordiamo anche che secondo Isde, medici per l’ambiente, essendo l’arsenico un cancerogeno accertato di classe 1, sarebbe auspicabile una sua presenza nell’acqua ad uso umano pari a zero. A un mese da quella comunicazione dell’Arpa Lazio, comune e Talete non hanno comunicato alcunché alla popolazione e agli esercenti, se non altro l’aumento dello sforamento da 11 a 13 mcg/l.

Non ci sono autobotti per l’approvvigionamento alternativo e, cosa gravissima che suggella la beffa, le bollette restano invariate per un’acqua non potabile, e tutt’altro che trasparenti, tant’è che non vi viene specificata la tariffa e la sua suddivisione nelle varie voci. Una inadempienza contrattuale di cui nessuno ha tenuto conto fino ad oggi e che i cittadini continuano a subire.

Dimostrazione tangibile anche questa che l’aziendalizzazione di un servizio pubblico guarda soltanto all’interesse della Società per azioni, senza tener conto della salute e delle tasche dei cittadini.

Diffidiamo quindi la società che gestisce il servizio idrico dall’addebitare l’intero costo all’utenza in tutti quei casi in cui l’acqua non sia conforme a quanto previsto dalla legge. E per il pregresso, chiediamo che vengano ricalcolate le bollette con relativo accredito di quanto dovuto  ai cittadini.

Da ultimo, ci rivolgiamo ancora una volta agli amministratori chiedendo di mettere fine a questo grave  problema di salute pubblica  perché le soluzioni ci sono.

A tale scopo, rinnoviamo la richiesta di valutare attentamente le proposte che questo comitato insieme ai medici dell’Isde ha presentato a partire dal progetto del Dipartimento di geologia dell’università della Tuscia sino alle nuove tecnologie realizzate dal CNR, molto meno dispendiose e non inquinanti in quanto bio-ispirate, che riescono a filtrare dall’acqua fino al 99% di arsenico.

La potabilità dell’acqua è un problema di salute pubblica e deve essere messa al primo posto dell’agenda politica di chi amministra la cosa pubblica, non si può andare avanti a colpi di ordinanze di non potabilità presentando bollette salate ai cittadini.

Comitato Non ce la beviamo


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