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Roberto Fava |
Valentano – (sil.co.) – Genitori di Valentano accusati di maltrattamenti in famiglia e abbandono di minori in concorso, avrebbero secondo l’accusa fatto vivere i figlioletti tra droga e tossicodipendenti.
Ma il perito chiamato a decidere sulla capacità a testimoniare del figlio di 11 anni della coppia, che sarà sentito a giugno, avrebbe accertato che il bambino è da ritenersi inattendibile in quanto i fatti che racconta appaiono fortemente arricchiti da fantasia.
“Pertanto – spiega il difensore Roberto Fava – non è credibile che sia stato presente ad assunzioni di stupefacenti comunque non da parte dei genitori ma semmai da parte di terza persona, cadrà così la parte più importante delle accuse”.
Parte civile con l’avvocato Serena Santi il sindaco Stefano Bigiotti, che è stato nominato tutore dei minori, nel frattempo tolti ai genitori e trasferiti in casa famiglia da giugno 2024. Ma il padre e la madre dei piccoli, la femmina ha quattro anni, non si arrendono: “II tribunale dei minorenni è già tornato sulle sue iniziali supposizioni – sottolinea il legale – permettendo che i bambini trascorrano il fine settimana e un altro giorno della settimana assieme ai genitori”.
Secondo la procura i genitori avrebbero fatto uso di sostanze stupefacenti davanti ai piccoli, i quali sarebbero inoltre stati malnutriti e abbandonati a se stessi in una quotidianità da incubo. Sarebbero stati costretti a frequentare la cerchia di tossicodipendenti con cui si accompagnavano assiduamente il padre e la madre, i quali li avrebbero portati con sé anche quando si recavano a fare provvista di droghe.
“Residuano come accusa – dice l’avvocato Fava – le indagini dei carabinieri, che hanno visto due sole volte la madre in compagnia di una terza persona sospettata di essere assuntore di stupefacenti, mentre questa andava ad approvvigionarsi di sostanze. Gli altri comportamenti genericamente accennati nel capo d’imputazione sono già, e saranno di più, ridimensionati”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
