Nepi – (sil.co.) – Colpo in macelleria, il rapinatore ricorre in cassazione contro la conferma della condanna a 12 anni di reclusione per i reati di tentata rapina e tentato omicidio.
Nepi – La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti (nel riquadro)
La settimana scorsa, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza con cui la corte d’appello ha confermato la condanna di primo grado, l’avvocato Walter Pella, nonostante la doppia conforme, ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna a 12 anni di carcere di Angelo Gentili, il pluripregiudicato 32enne di Civita Castellana autore del colpo messo a segno la sera del 29 agosto 2023.
Come è noto tra l’imputato e il commerciante finì a coltellate. Vittima, il macellaio 63enne Giancarlo Pallotti, che quella sera ha rischiato la vita ed è parte civile con l’avvocato Francesco Massatani, cui è stata riconosciuta una provvisionale di 25mila euro.
In azione il 32enne, appena uscito dal carcere dove è tornato da oltre due anni e mezzo, con indosso una maglietta mimetica e il volto travisato da un “passamontagna” ricavato da una manica di tuta bordata di rosso-arancio, coi buchi per la bocca e gli occhi. Erano circa le 19,45 del 29 agosto 2023. Pochi minuti prima il padre del rapinatore aveva chiamato i carabinieri: “Mio figlio appena uscito di prigione si è allontanato con la sua macchina e ho paura che faccia qualche cavolata”.
Alle 19,52 è scattato l’allarme rapina, lanciato da una testimone oculare, una 35enne che ha anche scattato una foto dell’auto del rapinatore, in fuga ancora con il “passamontagna” calato sulla faccia e il sangue che colava dappertutto. “Ha sporcato pure la mia auto che era parcheggiata dietro la sua”, ha sottolineato la donna al processo.
Il rapinatore ha riportato tre dita della mano sinistra mozzate nella colluttazione con Giancarlo Pallotti, il quale ha riportato a sua volta gravi fratture della teca cranica e uno sfregio permanente al volto.
Per il difensore Walter Pella l’imputato si è solo difeso dai colpi del macellaio, che, dopo avergli risposto “non ti do un cazzo”, alla richiesta di soldi lo avrebbe colpito. Per la corte d’appello le intenzioni bellicose del 32enne sono in una dichiarazione fatta durante il processo di primo grado, quando disse davanti al collegio: “Me sarebbe piaciuto che il denaro me l’avrebbe consegnato lui, senza che succedeva qualcosa”.
Il difensore Walter Pella
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

