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Invia video hard a un tredicenne, 65enne accusato di corruzione di minorenne

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Viterbo – A processo per corruzione di minorenne un 65enne di Torino che l’11 settembre 2021 ha inviato dal suo profilo Facebook un video hard di 27 secondi in cui era nudo sul letto e si masturbava a un 13enne residente in un centro dell’Alta Tuscia.


Carabinieri

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Erano le 18,24 quando l’imputato ha inviato un messaggio all’adolescente, anticipando l’invio del filmato, arrivato sul suo smartphone alle ore 18,26. Il padre della vittima, che era assieme al figlio, gli ha risposto che se la prossima volta lo avrebbe querelato, quindi si è recato immediatamente dai carabinieri per sporgere denuncia. 

Il genitore del minore è stato il primo a testimoniare, mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi, spiegando come già la foto del profilo Facebook facesse pensare a un soggetto pericoloso: “Si vedeva un ranocchio con gli attributi sessuali”.

Il figlio, che non aveva mai avuto contatti in precedenza con l’imputato, stava giocando col telefonino, quando gli è arrivato un messaggio. “C’era scritto ‘ciao, adesso mando il video’, che è arrivato subito dopo. Una cosa allucinante. Si vedeva un uomo adulto, anziano e grasso, completamente rasato e disteso nudo su un letto, che si metteva le mani nel sedere”. 

In aula anche uno dei carabinieri che si sono occupati delle indagini, che ha definito il video “disgustoso”. “Tramite banca dati siamo risaliti all’account dell’imputato, un torinese, per cui abbiamo chiesto ai carabinieri delle Vallette di fornirci la carta d’identità, la cui foto corrispondeva all’uomo che si esibiva nel video. Scoperto che aveva dei precedenti specifici, i colleghi hanno quindi proceduto con le perquisizioni, i cui esiti sono agli atti”, ha spiegato. 

Secondo il difensore Luca Paoletti, il 65enne avrebbe inviato il video al minorenne per sbaglio e non perché volesse adescarlo. Il processo riprenderà a fine primavera. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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