Viterbo – Un pianoforte solo, le parole di Italo Leali e trecentoventi biglietti venduti: il Tuscia in Jazz for SLA si conferma molto più di un festival. Venerdì sera al teatro dell’Unione, Fabrizio De André era in sala. Non di persona, certamente, ma nelle mani di Danilo Rea. Nelle sue canzoni restituite al pianoforte solo, era più vivo che mai.
Trecentoventi biglietti venduti, il teatro quasi pieno. Per Viterbo, per il jazz, non è un dato scontato, anzi: fino a poco tempo fa sarebbe sembrato quasi impossibile. Italo Leali ci è riuscito, tenendo insieme due cose che raramente vanno a braccetto: la qualità assoluta degli artisti e la forza di una causa che nessuno può ignorare. Il jazz è diventato il veicolo, la Sla il motore.
Viterbo – Danilo Rea con Italo Leali
Ma prima che Danilo Rea toccasse il primo tasto, ha parlato Italo Leali. E le sue parole hanno pesato quanto la musica che sarebbe venuta dopo. “Per me è diventato difficile trovare parole nuove dopo quarantadue concerti”, ha esordito Leali, “eppure questa maledetta malattia continua a offrirmi nuovi e dolorosi spunti di riflessione”. Non era retorica. Era la voce di un uomo che conosce la Sla dall’interno e che ha scelto di non tacere, nemmeno quando sarebbe più comodo farlo.
I numeri che ha portato sul palco fanno rabbrividire: due nuovi casi a Bassano Romano e Barbarano Romano, due paesi che insieme non raggiungono i quattromila abitanti. L’incidenza attesa sarebbe di uno o due casi ogni centomila persone. Qui si è già oltre, al 13 marzo. “Questo dato ci urla – ha detto Leali -, che la campagna di sensibilizzazione non può essere una moda passeggera”.
Italo Leali e Carlo Galeotti Sla
Accanto a lui, Carlo Galeotti, scrittore, uomo di comunicazione e collaboratore storico del festival, ha portato sul palco Shakespeare: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, ha citato dalla Tempesta, per poi aggiungere: “Qualcuno vuole trasformare questi sogni in incubo. Nel caso di Italo non c’è riuscito. Perché Italo ha trasformato un incubo in un nuovo sogno”. E ha ricordato come tutto sia nato da un messaggio WhatsApp, una richiesta semplice: la disponibilità alle foto, al racconto, alla comunicazione di ciò che stava vivendo Italo, che nel tempo si è trasformata in qualcosa di molto più grande.
Carlo Galeotti ha anche lanciato un appello concreto: è in corso una proposta per conferire a Italo Leali la medaglia al valor civile. Il prefetto Sergio Pomponio, presente in sala, ha già inviato il materiale al Quirinale. “Non chiediamo una raccomandazione”, ha precisato Galeotti, chiedendo un aiuto a tutti i presenti, “chiediamo solo che il presidente Sergio Mattarella possa leggere cinque righe su questa storia. Sono convinto che, se riesce a metterci gli occhi, la capisce”.
È questa la storia dietro il Tuscia in Jazz for Sla: non un festival con una bella causa, ma una battaglia combattuta a voce alta, concerto dopo concerto, da un uomo che da anni si batte per portare i grandi nomi della musica a Viterbo e che, quando la malattia è entrata nella sua vita, ha scelto di farne una leva, non un limite.
Viterbo – Danilo Rea incanta il teatro dell’Unione con il suo omaggio a Fabrizio De André
“Voglio dare voce a queste vite spezzate”, ha detto Italo Leali. E poi, rivolto a chi si ammala: “Vale ancora la pena di vivere, anche quando si è costretti a dipendere dalle macchine per respirare”.
Dopo queste parole, il silenzio in sala aveva un peso diverso. Poi è salito Danilo Rea. Il suo ritorno nella Tuscia, sul palco del teatro Unione, mancava da una memorabile serata a Bagnoregio, in trio con Giorgio Rosciglione e Gegè Munari, e aveva già di per sé il sapore di qualcosa di speciale. Ma la scelta del formato solistico e del repertorio di Faber ha alzato ulteriormente la posta.
Viterbo – Danilo Rea incanta il teatro dell’Unione con il suo omaggio a Fabrizio De André
Rea non è un pianista che suona le canzoni degli altri: le abita, le smonta, le restituisce cambiate e più vere. Formatosi al conservatorio di Santa Cecilia, forgiato dal jazz internazionale, da Chet Baker a Lee Konitz, e dalla grande canzone italiana, da Mina a Pino Daniele, ha costruito nel tempo un linguaggio personalissimo, dove la melodia non è mai un punto di arrivo ma sempre un punto di partenza.
Il pubblico lo ha ascoltato rapito, in un’atmosfera calda e raccolta, per poi sciogliersi in grandi applausi. Perché Danilo Rea è questo: un gigante che non ha bisogno di alzare la voce per riempire una sala.
Viterbo – Danilo Rea incanta il teatro dell’Unione con il suo omaggio a Fabrizio De André
A concerto concluso, ha spiegato con semplicità quello che aveva appena fatto: “Spesso mi sono domandato se le canzoni di De André potessero essere solamente suonate. In realtà sono talmente nella nostra memoria che ognuno le ha vissute a modo suo, nel suo momento”. E poi la scoperta: “Suonandole mi sono accorto che anche senza il testo le melodie funzionano, richiamano alla mente il significato”.
Prima di congedarsi, si è fermato a salutare e ringraziare Italo Leali dal palco. Un gesto semplice, in una serata che di gesti semplici e profondi ne ha avuti molti.
Italo Leali aveva chiuso il suo intervento con una frase che vale la pena ricordare: “Noi, stasera, siamo la risposta all’indifferenza”. Perché, come ricorda l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, una cura per la Sla non esiste ancora, ma non perché sia impossibile trovarla. Semplicemente non è stata trovata. Ancora.
In sala era presente anche l’assessore comunale Emanuele Aronne, in rappresentanza del comune, mentre la sindaca era assente.
Il festival non si ferma. Il 20 marzo tocca a Jany McPherson, pianista e cantante cubana che la critica internazionale sta seguendo con crescente ammirazione.
Patrizia Prosperi
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