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Liti continue in centro e bottigliate al Sacrario, assolto

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Viterbo – (sil.co.) – Tra l’estate del 2023 e gennaio del 2024 una coppia di dominicani genitori di una bimba di pochi mesi e di altri figli avuti da precedenti relazioni, ha seminato più volte il panico in centro a causa della propria intemperanza. Arrivando a spaccare bottiglie in un bar del Sacrario.


Viterbo - Intervento di polizia e carabinieri

Intervento di polizia e carabinieri al Sacrario – foto di repertorio


Fino a quando, l’8 dicembre di tre anni fa, l’uomo non avrebbe preso a pugni e calci la porta dell’appartamento in pieno centro di cui la donna gli aveva tolto le chiavi. A gennaio di due anni fa, infine, dopo l’ennesimo intervento di polizia e carabinieri, è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia e allontanato dalla parte offesa. 

L’episodio più cruento risale al mese di agosto 2023, quando l’uomo, un operaio 39enne in Italia dal 2001 finito a processo davanti al giudice Jacopo Rocchi, sarebbe stato preso a bottigliate in un bar del Sacrario dalla compagna, che si sarebbe poi allontanata a piedi con la neonata nel passeggino mentre sul posto si precipitavano polizia e carabinieri. Non è stata la prima volta che hanno litigato in piazza e non sarebbe stata neanche l’ultima. 

L’imputato, padre di quattro figli anche se non si è mai sposato, difeso dall’avvocato Eleonora Olimpieri, è stato assolto con formula piena dall’accusa di maltrattamenti in famiglia, perché il fatto non sussiste. In realtà la coppia avrebbe convissuto soltanto per un mese e mezzo. La ex si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Andrea Marinelli. L’accusa aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione.

“Tra noi c’erano continue liti – ha ammesso l’imputato, a fronte degli innumerevoli interventi delle forze dell’ordine – ma da parte mia solo a parole, non le ho mai dato uno schiaffo. A ferragosto, dopo che lei ha spaccato una bottiglia di birra in un bar del Sacrario solo perché avevo ricevuto un messaggio da un’amica, Abbiamo chiuso, poi  siamo andati in vacanza con la piccola. Ma a settembre le liti sono ricominciate e il 19 novembre lei mi ha tolto le chiavi di casa”.

Il 10 ottobre la compagna sarebbe finita in ospedale, non è chiaro se per un gesto di autolesionismo o perché picchiata, con una prognosi di sei giorni. L’8 dicembre 2023, per stessa ammissione della presunta vittima, l’ex compagno sarebbe andato a casa sua di notte. Lei gli avrebbe risposto e si sarebbe rimessa a dormire e lui pure, poi il mattino dopo se ne sarebbe andato. 

Dopo la misura dell’allontanamento il 39enne, che a sua volta ha denunciato la parte offesa per vedere la figlioletta,  ha preso casa in una frazione del capoluogo. “Ci siamo incrociati qualche volta perché prendevamo lo stesso autobus, io per venire al lavoro e lei per portare i figli a scuola. Ma non le ho mai rivolto la parola”, ha tenuto a dire l’imputato al termine dell’esame, prima della discussione. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.va tolto le chiavi il 19 novembre. 


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