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Viterbo – ( sil.co.) – “Mai messo le mani addosso alla mia compagna”. Si è difeso così ieri mattina davanti al collegio un 49enne, alcolista e tossicodipendente cronico.
È accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia ai danni della figlia e della compagna, tra gennaio a luglio del 2022. Ma durante il processo entrambe le presunte vittime hanno dato la colpa delle sue condotte alle dipendenze, “altrimenti persona tranquilla”.
Il 6 luglio 2022 sarebbe uscito da casa alle tre di notte. “Ricordo – ha detto, interrogato dal difensore Vania Bracaletti – di essere caduto dal motorino e di essermi ritrovato alle 11,30 del mattino nel parcheggio di Belcolle, ma non ricordo altro. Potrei avere avuto un infarto”.
Secondo l’accusa, quella sera, avrebbe insultato come sempre la compagna, tirandole una scarpa, perché lei gli aveva negato le chiavi della macchina.
Il 4 luglio altra scenata, dandole della puttana – “non capisci un cazzo, sei la rovina della mia vita” – perché gli avrebbe negato i soldi, divincolandosi dalla figlia che difendeva la madre.
In aula ha raccontato di una vita segnata da alcol e tossicodipendenza: “Ho cominciato a 18 anni con l’eroina e ci sono andato avanti altri 18 anni, finendo in carcere per furto, rapina e droga”.
“Nel 2005 sono entrato in comunità, dove ho conosciuto la mia compagna. Pensavo di essere uscito, invece ci sono ricaduto, alcol e cocaina, che hanno messo in crisi il rapporto. Siamo stati insieme 15-16 anni, i primi 12 bene”, ha proseguito.
La discussione è stata rinviata a maggio, dopo che il collegio ha rigettato la richiesta della difesa di una perizia sulle dipendenze croniche di cui soffrirebbe l’imputato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
