Viterbo – (sil.co.) – L’accusa aveva chiesto sei mesi, il giudice Jacopo Rocchi lo ha condannato a un anno e otto mesi per maltrattamenti e lesioni nonché a una provvisionale di 4mila euro alla vittima cui è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento, da quantificare in sede civile. Ha inoltre disposto che l’imputato frequenti per nove mesi un percorso di recupero per uomini violenti dopo che la sentenza sarà passata in giudicato.
Tribunale di Viterbo – La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022
Imputato un militare viterbese, denunciato dalla ex, sposata in seconde nozze nel 2016, che si è costituita parte civile con l’avvocato Irene Laurenti, chiedendo un risarcimento record di oltre 163mila euro, comprensivi del danno biologico derivante dai continui attacchi di panico nonché dai traumi fisici riportati in seguito alle aggressioni da parte dell’ex, a causa delle quali tra febbraio e agosto 2023 è dovuta ricorrere ben cinque volte al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa.
“Siccome è malata oncologica, insultava la moglie dicendole che la famiglia era un lazzaretto, facendola sentire ospite nella casa coniugale. Ossessionato dall’aspetto economico, le ha fatto pagare una lampada che si era rotta e perfino la lavastoviglie”, ha sottolineato la legale di parte civile. I maltrattamenti risalirebbero al 2019: “Sotto Pasqua, sapendo che lei era malata, le ha tirato quattro sedie di ferro e l’ha spinta contro lo stipite della porta”, ha proseguito.
L’imputato, che non avrebbe mai sostenuto la moglie durate le cure, avrebbe aggredito anche la psicologa del consultorio cui la vittima si era rivolta, secondo la quale c’erano tutti gli elementi tipici della violenza domestica: “È andato a cercarla al consultorio, affrontandola con toni intimidatori, volti a svalutare i professionisti che avevano in carico la parte offesa”.
La difesa l’ha buttata sull’aggressività della donna nei confronti del marito, chiamando reiteramente l’imputato “il comandante” per sottolienarne il ruolo ricoperto in ambito militare. Quindi ha dipinto. la vittima come una ex moglie a caccia di soldi e di un ritorno economico dopo la separazione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
