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Minacciata di morte dal figlio drogato che le ruba il bancomat…

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Viterbo – (sil.co.) – Minacciata di morte dal figlio drogato, che le ruba il bancomat: “Do fuoco a casa”. Ma al processo nega tutto.: : “Era lui ad avere paura di me”. 


Carabinieri - Immagine di repertorio

Carabinieri – Immagine di repertorio


“Mai avuto paura di mio figlio, era lui ad avere paura di me”. Madre querela il figlio tossicodipendente che la minaccia di morte, ma al processo ritratta tutti gli episodi più crudi, prima dicendo “ho esagerato perché volevo che lo aiutassero” e poi arrivando a dire “l’ho menato tante volte”. “Quella notte era chiuso in camera sua e vedeva mostri dappertutto, come gli succedeva quando era alterato, per cui smontava l’armadio, i cassetti, perfino il portasapone per vedere chi fosse nascosto dentro”, ha spiegato la donna. 

A processo per maltrattamenti nei confronti della madre, aggravati dalla presenza del figlioletto di appena un anno dell’imputato, il giovane è finito in seguito a un’escalation di violenza che sarebbe andata avanti da giorni, culminata, la notte tra il 15 e il 16 aprile dell’anno scorso e la mattina successiva nel furto del bancomat e nella minaccia di dare fuoco alla casa della madre. Si sarebbe precipitato in cucina accendendo i fornelli, mentre arrivavano i carabinieri che lo hanno arrestato, dopo che aveva minacciato di nuovo di morte la madre al telefono, mentre stava sporgendo denuncia in caserma, perché gli aveva bloccato la carta.

I militari, sentiti anche loro come testimoni, lo hanno rintracciato mentre dava in escandescenze nei pressi di un supermercato del centro della bassa Tuscia dove viveva all’epoca con la madre. La casa è stata trovata completamente a soqquadro. Quando l’imputato è stato bloccato beveva alcol puro a sorsate da una bottiglia e inveiva brandendo un grosso sasso. “Mi devi dare i soldi”, le avrebbe intimato prima di minacciare un incendio, fracassando con un pugno il vetro di un quadro all’ingresso. “Era già rotto”, ha detto ieri in aula la donna, scappata però nell’immediatezza a chiedere aiuto ai vicini col bimbetto in braccio. “è pericoloso”.

Tra i testimoni anche il padre separato, che ha parlato di sedazioni in ospedale, tentativi falliti di recuperare il figlio in comunità, minacce di uccidere la madre mentre beveva vodka direttamente dalla bottiglia e fumava spinelli di marijuana. Al termine, il processo è stato rinviato per la discussione.L’imputato è difeso dall’avvocato Remigio Sicilia. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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