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Molestie a scuola, professore in collegamento video per la sentenza

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Luigi Sepiacci

Luigi Sepiacci

Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale a scuola, a processo ormai finito quinto rinvio della sentenza per problemi di salute del professor Luigi Sepiacci. Per questo i giudici del tribunale di Viterbo hanno disposto per la prossima volta il collegamento video con l’imputato.

Accusato di molestie da una studentessa dell’Accademia di belle arti di Viterbo, ieri l’ex direttore Luigi Sepiacci ha chiesto per la quinta volta consecutiva il rinvio della discussione perché possa essere presente in aula e rilasciare spontanee dichiarazioni prima della sentenza

Il professore, 80enne, è imputato di violenza sessuale aggravata davanti al collegio.

Sono passati nel frattempo tre anni da quando, a febbraio 2023, una laureanda di belle arti 24enne, bocciata all’ultimo esame prima della tesi, gli chiese aiuto, in modo da poterlo ripetere subito senza che saltassero discussione e festa già programmati di lì a pochi giorni.

Secondo l’accusa, Sepiacci a quel punto l’avrebbe molestata nel suo ufficio. La giovane, oggi 26enne, nel corso del processo ha ritirato la costituzione di parte civile.

L’ex docente, difeso dagli avvocati Giovanni Labate e Domenico Di Tullio, ha sempre negato avance, pur dimettendosi dopo la denuncia e trovando un accordo economico con la parte offesa.

La discussione, in seguito al legittimo impedimento dell’imputato, è stata rinviata al 20 aprile e il collegio ha disposto il collegamento video con Sepiacci, da casa o dalla più vicina caserma, qualora non possa essere presente in aula.

Riprenderà  intanto oggi a Roma il processo bis per violenza sessuale, in cui l’ottantenne è accusato di molestie, che sarebbero avvenute nel 2022 sul posto di lavoro, da due dipendenti dell’associazione nazionale istituti non statali e di istruzione di cui era presidente.


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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