Fabrica di Roma – (sil.co.) – Sono stati entrambi assolti con formula piena, mercoledì dal giudice Jacopo Rocchi, i due giovanissimi assuntori, uno minorenne e uno appena maggiorenne all’epoca dei fatti, finiti a processo per falsa testimonianza per non avere ammesso di avere comprato del fumo da Dumitriel Daniel Ene, il 34enne che lo scorso 26 luglio ha ucciso il cognato, nell’estate di dieci anni fa ai domiciliari a Fabrica di Roma.
Carabinieri – Immagine di repertorio
Erano circa le sei del pomeriggio del 22 agosto 2016 quando un agente penitenziario fuori servizio si è insospettito vedendo i due giovanissimi a bordo di uno scooter Scarabeo di colore nero sotto casa di Ene, pregiudicato ai domiciliari per spaccio, nell’abitazione al civico 15 di piazza Marconi a Fabrica di Roma. Ene, che aveva 24 anni, fu sottoposto a un aggravamento della misura.
Il giudice ha assolto gli imputati con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste. Lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, per particolare tenuità del fatto, sottolineando come il pusher, già dieci anni fa, visto il prosieguo, potesse incutere timore agli imputati, difesi dagli avvocati Vincenzo Petroni e Domenico Cardellini.
I legali hanno sottolineato come le sommarie informazioni, secondo loro, fossero inutilizzabili, in quanto i due giovani avrebbero dovuto essere sentiti alla presenza di un avvocato: “In teoria potevano essere stati loro a cedere stupefacente all’uomo ai domiciliari”. “Il mio assistito – ha fatto notare inoltre Petroni – ha spiegato al dibattimento di non avere comprato hashish, ma che quel quantitativo di 0,3 grammi era stato un regalo”.
I carabinieri hanno rintracciato poco dopo la coppia in motorino, presso un rudere alle Vallette, “dove i ragazzi andavano di solito a consumare stupefacenti”. Stavano fumando uno spinello e uno dei due imputati avrebbe consegnato spontaneamente l’hashish appena preso ai militari, che poi li hanno condotti in caserma, chiamando i genitori del minorenne, all’epoca non ancora diciottenne, finito a processo con l’amico per avere dichiarato il falso sulla cessione, quando era diventato nel frattempo maggiorenne.
– Sette mesi fa ha ucciso il cognato, dieci anni fa spacciava dai domiciliari…
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
