Viterbo – Operatore sanitario accusato di abusi su quattro pazienti della clinica, ieri la discussione fiume del difensore Marco Russo. Lo scorso primo dicembre il pm Paola Conti ha chiesto 9 anni di carcere al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi.
Il difensore Marco Russo
Il difensore, ripercorrendo una a una tutte le perizie e le 14 udienze istruttorie, ha sostenuto, per oltre cinque ore, l’inattendibilità delle presunte vittime e l’innocenza del suo assistito, “un ragazzo benvenuto da tutti”. E non è finita. Proseguirà la sua requisitoria, calcolata in 7-8 ore complessive, il prossimo 20 aprile, giorno in cui è prevista anche la sentenza. Russo ha parlato, tra l’altro, del ritrovamento di un panetto di hashish e di consumo di stupefacenti nella struttura nonché di rapporti promiscui, anche sessuali, tra i pazienti.
Imputato un operatore trentenne arrestato il 9 ottobre 2018 dalla squadra mobile della questura di Viterbo, in seguito alle denunce di tre pazienti di una casa di cura. Due si sono costituite parte civile, mentre una quarta presunta vittima è stata sentita solo come parte offesa.
A far scattare le indagini, l’11 settembre 2018, è stata una prima denuncia da parte di una delle presunte vittime al commissariato di Tarquinia. Tre delle persone offese, nel corso del dibattimento, sono state giudicate capaci di testimoniare e attendibili in base alla perizia psichiatrica, cui una di loro ha rifiutato di sottoporsi.
Una delle pazienti avrebbe sofferto di depressione in seguito a una brutta separazione, un’altra sarebbe stata vittima di un ex marito violento, una avrebbe sofferto di disturbi alimentari.
“Parliamo di quattro persone offese, le cui dichiarazioni sono risultate lucide, coerenti e concordanti”, ha sottolineato il sostituto procuratore Conti.
Si va dai palpeggiamenti spinti a rapporti orali, che l’imputato avrebbe estorto alle vittime approfittando della loro condizione di minorata difesa, oltre che per le rispettive patologie e per lo stato di ricovero presso una struttura sanitaria.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
