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Operatori socio sanitari accusati di abusi sessuali in casa di cura: “Paziente disabile, ma lucidissima”

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Viterbo – È ripreso ieri davanti al collegio il processo ai due operatori socio sanitari accusati da una paziente di abusi sessuali in un casa di cura del capoluogo. Gli imputati, che devono rispondere di violenza sessuale aggravata dalla minorata difesa della vittima, sono difesi dagli avvocati Carlo Mezzetti e Paola Mangano, mentre la presunta vittima è parte civile con l’avvocato Cipriana Contu.


Carabinieri

Hanno indagato i carabinieri


Due missive di denuncia. L’indagine, coordinata per la procura dalla pm Paola Conti, è stata svolta dai carabinieri nel 2020 quando la donna, dimessa il 28 giugno di sei anni fa, ha consegnato alla direzione della struttura una missiva di denuncia, chiedendo il licenziamento dei due oss per “comportamenti inappropriati”, lasciando due giorni dopo nella cassetta delle lettere uno scritto anonimo in stampatello, con alcune integrazioni, successivamente firmato davanti ai militari. 

Chat su Messenger. È toccato a un sottotenente – che all’epoca dei fatti faceva parte del nucleo operativo – ricostruire in aula le fasi dell’inchiesta, corredata dagli stralci di alcune chat su Messenger con i due oss e dalle testimonianze , tra gli altri, della psichiatra e del medico del reparto che avevano in cura la paziente, una donna in carrozzina di 45 anni, con soli problemi fisici e non mentali, ricoverata presso la clinica per un anno, complice il Covid, da giugno 2019 al 28 giugno 2020.

Mesi di indagini serrate. Un lavoro imponente, durato mesi, durante i quali sono stati identificato i 111 pazienti transitati nel reparto durante il ricovero della presunta vittima e i 21 operatori sociosanitari che ne facevano parte, compresi gli imputati, oltre all’avvocata che le faceva da amministratore di sostegno dal 15 gennaio 2020 e che insieme al primario è stata la prima a ricevere confidenze, filmati a loro insaputa dalla persona offesa durante il colloquio. 

Una manciata di messaggi. Le chat con gli imputati, dai contenuti sessuali, vanno per uno di loro dal 16 settembre al 26 ottobre 2019, mentre per l’altro si riferiscono a pochissimi giorni, tra il 13 e il 15 maggio 202o, parlando di una doccia, se le sia piaciuta, e di rapporti che “d’ora in avanti saranno solo di lavoro”. Col primo dei due oss ci sarebbe stata una stata una buona amicizia, prima che i rapporti da parte di lui si raffreddassero e chiedesse il trasferimento in un altro reparto. La 45enne, seppure persona fragile in quanto affetta da disabilità, “era lucida e perfettamente in grado di autodeterminarsi e argomentare le sua accuse” ha riferito il militare con cui ha parlato più volte . 

“Abusi” alle dimissioni. La paziente avrebbe chiesto all’amministratrice di sostegno un “colloquio riservato”, dopo la “riapertura” del 4 maggio 2020. “Non mi parlò di abusi, ma era molto arrabbiata con un operatore di cui si era fidata e dal quale si sarebbe sentita tradita, abbandonata, come se lui si fosse tirato indietro. Si disse ferita, ma io capii che c’era stata reciprocità, anche se uscii col dubbio. Fino alle dimissioni del 28 giugno 2020 non ha mai pronunciato la parola abusi, mi aveva parlato di un bacio, di toccamenti, ma non di situazioni subite”, ha riferito in aula lo scorso 20 maggio l’amministratrice di sostegno.

Sarà sentita la psichiatra. Data la situazione di fragilità fisica e psichica della presunta vittima, la sua versione è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio, per cui non dovrà testimoniare. Saranno invece sentiti alla prossima udienza ulteriori quattro testi dell’accusa, tra i quali la psichiatra della Asl che l’aveva in cura e il medico responsabile del reparto in cui era ricoverata. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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