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“Papà sta picchiando la mamma”, fa scattare l’allarme il figlio della coppia

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Viterbo – (sil.co.) – “Aiuto, correte, papà sta picchiando la mamma”.  È l’ennesima chiamata di un figlio minorenne ai carabinieri, che sono accorsi, la notte tra il 13 e il 14 marzo 2024, presso un condominio di un centro della bassa Tuscia dove, all’ultimo piano dello stabile, secondo la segnalazione, era in corso una lite familiare. 


Carabinieri e 118 - Immagine di repertorio

Carabinieri e 118 – Immagine di repertorio


È così che un sessantenne è finito prima al Santa Rosa, poi a Villa Rosa e infine a processo per maltrattamenti davanti al giudice Jacopo Rocchi, che mercoledì ha sentito uno dei militari intervenuti a i vicini di casa, anche quelli dell’abitazione in cui la coppia viveva col figlio in provincia di Roma prima di trasferirsi, dove sarebbero cominciati i primi problemi.

Problemi di natura psicologica, per cui l’uomo si sarebbe sottoposto a terapia farmacologica, sviluppando un’aggressività che prima non gli apparteneva, per poi essere seguito dal centro di salute mentale di Monterotondo, avendo in diverse occasioni messo le mani addosso alla compagna, davanti al figlio che ha chiamato i vicini.

Madre e figlio, la notte tra il 13 e il 14 marzo 2024, sono finiti all’Andosilla con una prognosi di 15 e 5 giorni. L’imputato, che stava dando in escandescenze, fu invece portato dal 118 all’ospedale di Viterbo. Quella notte aveva cacciato moglie e figlio da casa, inseguendoli fino al portone, dove fu bloccato da un vicino mentre stavano arrivando i carabinieri. 

Un paio di mesi prima, sempre il figlio, sarebbe corso per le scale, suonando a tutti i campanelli, chiedendo aiuto perché il padre stava picchiando la madre. “Siamo saliti e abbiamo suonato, ci ha aperto lui, ma ha detto che era tutto a posto, dando la colpa al figlio”, hanno spiegato dei vicini, che sono venuti via.

“In diverse occasioni abbiamo sentito urla di entrambi, ma soprattutto della moglie”, hanno ammesso, concordando tutti nel dire che l’uomo avrebbe fatto cure per problemi psichici che gli avrebbero trasformato il carattere. 

Il processo riprenderà a fine settembre, per sentire la versione dell’imputato e dei testimoni della difesa. 


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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