Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Marcello Mariani che elenca le ragioni del no, in contrapposizione a quanto affermato da Giuseppe Fioroni – Caro direttore, spero vorrai dare giusto rilievo e spazio a questa mia comunicazione politica, anticipatamente te ne ringrazio.
Ho letto e riletto, prima con stupore e poi con rammarico, le parole del mio amico Giuseppe Fioroni a proposito del referendum sulla riforma della nostra costituzione in materia di “giustizia”.
Sono stato per tanti anni a capo degli amici fioroniani di Viterbo, prima segretario provinciale del Partito popolare poi della Margherita e per la stima e cordiale amicizia che ancora ci lega ho sentito doveroso esprimere la mia posizione politica.
Dico subito a scanso di equivoci che in tanti amici di Fioroni voteremo no e io sono tra quelli, con rispetto delle motivazioni e delle ragioni di chi invece non andrà a votare, con rispetto di chi si asterrà ed anche molto rispetto per chi si esprimerà per il sì.
Ecco, è vero con rispetto degli altri ma anche senza giri di parole, proprio da cattolici democratici, proprio nel ricordo del pensiero e delle opere di Aldo Moro noi votiamo no.
“Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti. In un clima generale di disimpegno, sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione. Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese”. Queste le parole e l’esortazione del presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), cardinale Zuppi.
Voteremo contro e voteremo no, perché la proposta del governo sulla giustizia è fatta male nel merito e nel metodo, essa infatti prevede numerosi provvedimenti di attuazione ancora da scrivere(!) e che noi cittadini al momento del voto non conosciamo… semplicemente perché ancora non ci sono!
Votiamo contro perché la riforma, così come scritta, darà maggiore potere, paradossalmente, proprio ai pm, togliendo equilibri preziosi e minando pericolosamente l’autonomia dei poteri a favore dell’esecutivo.
Non si modificano le regole comuni raccontandoci che se non lo facciamo rischiamo più stupratori e più pedofili in libertà, questo si chiama semplicemente demagogia ovvero buttarla in caciara e fare del pericoloso populismo. Significa offuscare il dibattito e ingannare la volontà popolare ed è grave già se lo fa un partito politico, se a farlo poi è anche chi governa il Paese è grave. Per questo non possiamo e non dobbiamo rassegnarci. Dobbiamo indignarci ed esprimere civilmente, con il voto, il nostro dissenso. Per questo votiamo no.
Infine, votiamo contro la riforma e votiamo no, perché siamo convinti che la costituzione ed i suoi principi siano a fondamento della nostra repubblica e della nostra comunità civile. Per questo è fondamentale quando la si modifica di farlo insieme, per quanto possibile, dialogando e confrontandosi come hanno fatto i nostri padri costituenti e non con blizt parlamentari e a colpi di maggioranza.
Per questo, caro direttore, noi cattolici democratici andremo in cabina elettorale, domenica 22 marzo, con le parole di Aldo Moro in assemblea costituente 13 marzo 1947. “…elaborando il progetto di costituzione e preparandoci a votarlo, noi attendiamo ad una grande opera: la costruzione di un nuovo stato […] dico che se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme, non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita. Divisi – come siamo – da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici; tuttavia, noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro stato e vi restiamo uniti sulla base di un’elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri”.
Marcello Mariani
Coordinatore provinciale Viterbo Più uno
Intanto la ringrazio perché mi dà la possibilità di dichiarare il mio voto.
Sinceramente, però, non capisco come chi si dice sincero democratico, e forse sarebbe meglio dire più correttamente fautore dello stato di diritto, possa dirsi contrario alla riforma.
Purtroppo anche lei dice una cosa falsa, forse preso dalla foga della campagna referendaria.
Non è vero che si stanno “minando pericolosamente l’autonomia dei poteri a favore dell’esecutivo”.
In nessuna parte della riforma si dice o si prevede questo.
Con una vera fallacia logica, si continua a contestare non la riforma, ma le presunte intenzioni di Nordio e Meloni. Credo che fin dalle elementari andrebbero fatti corsi di logica e corretto dibattito, visto come sta andando la campagna elettorale. Campagna dove da una parte e dall’altra si contestano non fatti e tesi, ma possibili fatti che potrebbero avvenire e fatti mai accaduti.
La verità è che l’articolo 104 della costituzione continuerà a difendere l’autonomia delle magistrature. Articolo che continua a recitare che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Questo non è stato variato. Per cui una sottoposizione dei pm all’esecutivo non potrà essere fatta per legge ordinaria, pena la bocciatura della corte costituzionale. E poi, se qualcuno si muoverà in questo senso, ci opporremo. Come dice il costituzionalista Augusto Barbera, uomo anche lui di sinistra e fautore del sì.
E poi c’è chi vota no perché deve “colpire politicamente Giorgia Meloni”. Ecco, io non voterò mai per Meloni e company. Ma non voterò su una cosa così importante come la riforma della costituzione solo per meri e miopi scopi politici di corto respiro. Non sono la Schlein, per semplificare.
Voterò sì perché la separazione delle carriere ha un fondamento logico e sistemico profondissimo, tanto che la sinistra da molto tempo l’ha sostenuta nei suoi programmi. La riforma Vassalli, che ci ha portato dal rito inquisitorio all’accusatorio, addirittura la presuppone.
Come ho detto in passato, io preferirei che non solo pm e giudici abbiano carriere separate, ma che vivano in città diverse.
Dopo il caso Palamara, poi, non è possibile che il Csm continui a rimanere com’è. Ben venga il sorteggio. E ovviamente i “numerosi provvedimenti di attuazione” verranno elaborati dopo. È una questione logica. Non vedo lo stupore.
Ma si ricorda la chat in cui Palamara dice all’ex procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, che va detto dissentiva, che bisognava “attaccare Salvini”? La mia simpatia per Salvini è sotto lo zero. Ma non ci può essere una magistratura che invade così il campo della politica.
Ecco cosa si dicevano i due magistrati nella chat: “Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la procura di Agrigento”, affermava Paolo Auriemma, capo della procura di Viterbo. La risposta di Palamara: “Hai ragione. Ma adesso bisogna attaccarlo”.
La prova provata dell’invasione di campo della magistratura.
E allora ben venga il sorteggio, che, come lei ben sa, verrà ponderato, per ovvi motivi, anche per i pm. Anche qui vigileremo.
E infine voterò sì perché ho vissuto il caso Tortora. Voterò sì come faranno la moglie di Tortora, Francesca Scopelliti e la figlia Gaia, che afferma: “Mio padre non sarebbe stato condannato a dieci anni se le carriere fossero state separate. Io aspetto questa riforma da tantissimi anni, non mi importa nulla di chi c’è al governo”.
Ecco, io a suo tempo, pur non avendo nessuna simpatia per l’uomo e presentatore, votai Enzo Tortora per difendere lo stato di diritto, come ci insegnava Marco Pannella, che lo candidò, e lo eleggemmo.
Ebbene quel galantuomo, una volta condannato, si dimise da parlamentare europeo il 13 dicembre 1985, rinunciando all’immunità, e andò in galera per continuare la sua battaglia e dimostrare la sua innocenza. Tra le tante cose che mi è capitato di fare, ho intervistato il grande avvocato Raffaele Della Valle che all’epoca difendeva Tortora e che mi rispiegò la terribile vicenda.
Non so se la separazione delle carriere avrebbe messo al riparo Tortora dall’assurda sentenza, ma so che i magistrati che commisero l’errore giudiziario fecero carriera. Il magistrato che rimise a posto le cose, assolvendo Tortora, fu isolato ed emarginato.
E allora ben venga l’alta corte. Sicuramente quei magistrati che crocifissero Tortora non avrebbero fatto carriera.
Ebbene sì, voto sì perché sono di sinistra. Evidentemente la Schlein, momentanea segretaria del Pd, non ha nulla a che fare con la cultura garantista in generale e con la tradizione del Pd in particolare. Ma quando un partito, si fa per dire “partito”, si fa scegliere la segretaria da i non iscritti accadono queste cose. Accade che guidi il partito chi con quel partito non ci azzecca nulla. Per dirla con Di Pietro, che puta caso vota sì anche lui.
Carlo Galeotti
