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Tre operai in nero e uno clandestino all’autolavaggio, titolari alla sbarra

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L'avvocato Domenico Gorziglia

Il difensore Domenico Gorziglia

L'avvocato Carlo Mezzetti

L’avvocato di parte civile Carlo Mezzetti

Viterbo – (sil.co.) – Lavoratori sfruttati e in nero, tra i quali un clandestino. A processo i titolari di due autolavaggi viterbesi, uno in città e l’altro a Bagnaia.

Gli imputati, a giudizio davanti al giudice Jacopo Rocchi, sono difesi dagli avvocati Parisi e Domenico Gorziglia.

Parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti un clandestino, tra i quattro irregolari su cinque scoperti a gennaio 2021 dall’ispettorato del lavoro dopo una denuncia, in seguito alla quale ha indagato la squadra mobile della questura di Viterbo. 

In aula hanno testimoniato un’ispettrice del lavoro e un sovrintendente della mobile. 

Le vittime avrebbero lavorato dall’apertura alla chiusura degli autolavaggi.

“Dalle 8 del mattino alle 20, con un’ora per la pausa pranzo. Inoltre, tranne per l’unico assunto, le retribuzioni erano in contanti, non tracciabili e i titolari non si sono opposti alle sanzioni amministrative”, hanno spiegato i testi. 

Le attività sono rimaste sospese per qualche giorno, fino alla regolarizzazione dei dipendenti. 

Gli imputati saranno ascoltati in autunno. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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