Valentano – Dal lago di Garda al lago di Bolsena. È ripreso ieri pomeriggio con la testimonianza della madre 55enne della presunta vittima il processo al 46enne della provincia di Verona che la sera del 15 agosto 2021 avrebbe molestato sessualmente una ragazza allora 22enne cui aveva dato un passaggio in camper dal lago di Garda al rave party di Valentano. L’uomo, imputato di violenza sessuale, è difeso dagli avvocati Fausto Barili e Flavio Bianchi.
Valentano – Rave party sul lago di Mezzano
“Nostra figlia ci disse che avrebbe trascorso 2-3 giorni fuori per Ferragosto assieme ad alcuni amici. Noi non eravamo d’accordo ma era maggiorenne. Abbiamo saputo dopo che aveva accettato un passaggio in camper dall’amico di un amico e che erano diretti al rave party di Viterbo, dove sono giunti la sera del 14 agosto. Già durante il viaggio, mi disse che non era tranquilla, per il modo in cui lui guidava, per le cose che diceva”, ha detto la madre.
La ragazza, oggi 27enne, all’udienza dello scorso 10 novembre disse che lui beveva, che le aveva toccato il sedere al supermercato e che aveva provato a fare dei cenni alla Polstrada di Grosseto che li aveva fermati per un controllo.
“Per telefono mi disse che lui era strano, che la sfotteva. Dietro sentivo una voce maschile che la prendeva in giro ‘sei una bambina, chiama chiama la mammina’. Poi tanti vocali: ‘Mi tratta male, mi insulta, mi riempie di parolacce'”, ha proseguito.
Poi la drammatica telefonata della sera di Ferragosto. “Piangendo mi raccontò che lei era salita sul camper per cambiarsi e che lui le era andato dietro, mettendole le mani nelle parti intime da dietro e facendole sentire che era eccitato. Le dissi ‘chiama subito i carabinieri’. Lei, che non sapeva cosa fare, è stata ospitata nel camper di una coppia, non sapeva come tornare a casa, era a piedi, poi il martedì ha chiamato con un’amica i carabinieri, che hanno avviato il percorso rosa. È stata via in tutto tre giorni”, ha detto la madre.
Contro interrogata dal difensore Fausto Barili, la 55enne ha confermato che la figlia fin dall’adolescenza è in terapia psicologica. “Ma è perfettamente in grado di distinguere la realtà. Ora ha cambiato stile di vita. Ma anche all’epoca, pur essendo partita contro il nostro parere, i contatti telefonici con lei sono stati quotidiani. Era spaventata, non sapeva come fare, mi ha detto in lacrime ‘va a finire che mi fanno fuori'”, ha sottolineato la donna.
“Una volta arrivati al rave party, si è strafatto di anfetamine, non si teneva in piedi, e anche io ho assunto stupefacenti”, ha detto in aula la ragazza. “Non faceva che insultarmi e darmi della troia, della lurida, della tossica, dicendomi che se volevo tornare a casa, dovevo dargli qualcosa in cambio. Voleva a tuti i costi fare sesso, ma io non volevo. Come salivo sul camper, dove avevo tutte le mie cose, saliva anche lui. Poi spostava il camper per dispetto, in una calca di ventimila persone, per non farmelo trovare. Per me era l’unico punto di riferimento, entravo nel panico. La sera di Ferragosto è salito mentre mi stavo cambiando, mi ha preso da dietro e mi si è strusciato addosso per farmelo sentire”.
L’imputato, che era presente in aula, sarà sentito a luglio, quando è prevista anche la discussione.
Silvana Cortignani
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L’avvocato Fausto Barili, difensore col collega Flavio Bianchi
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

