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Anni di calvario tra botte e minacce, tre anni di carcere all’ex marito

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Viterbo – (sil.co.) – Se lo dici ai tuoi, ti ammazzo”. È una delle minacce rivolte da un albanese alla moglie, una connazionale 28enne che a agosto 2022 è stata anche cacciata da casa dal marito. Ieri l’uomo è stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione dal giudice Jacopo Rocchi. L’accusa aveva chiesto una pena di due anni.


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


I fatti sono avvenuti tra il 2019 e il 2022 a Caprarola e Fabrica di Roma, dove la situazione è precipitata dopo che la donna, tra botte e aggressioni sempre più violente, ha pure dovuto mantenerlo per tre mesi essendo finito ai domiciliari.

“Minacciava di uccidermi se avessi rivelato ai miei familiari che mi picchiava”, ha detto in aula lo scorso 14 gennaio la vittima, che non si è costituita parte civile al processo, mostrando gli screenshot dei messaggi in lingua albanese inviati sulla chat Whatsapp.

“Una volta ha picchiato a sangue anche mio fratello”, ha aggiunto, mostrando una foto del volto tumefatto del congiunto. 

Cattive frequentazioni. A Caprarola il marito avrebbe preso a frequentare un connazionale che lo avrebbe portato sulla cattiva strada: “Con lui, ha cominciato a bere e andare per bar e discoteche”. Idem a Fabrica, dove la coppia si è successivamente trasferita.


– Picchiata e minacciata: “Se lo dici ai tuoi, ti ammazzo”


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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