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Appello della Dda contro 16 sodali del boss Boyun, si salva il viterbese Meschini

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Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, appello della Dda contro le sentenze di primo grado emesse nei confronti di 16 imputati giudicati lo scorso luglio con il rito abbreviato davanti al gip Domenico Santoro del tribunale di Milano, con condanne da un minimo di un anno e quattro mesi a un massimo di 8 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena. Sempre in primo grado, inoltre, era venuta meno l’aggravante della banda armata da cui tutti gli imputati sono stati assolti perché il fatto non sussiste. E non sono state riconosciute le aggravante dei fini terroristici e della transnazionalità. 


Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


Il pubblico ministero antimafia Bruna Albertini non ha fatto ricorso contro la condanna a 4 anni di reclusione per associazione per delinquere del 33enne Giorgio Meschini, assolto dall’accusa di  ricettazione.

Secondo l’accusa era l’autista-traduttore del boss 42enne di etnia curda Baris Boyun con cui è stato arrestato il presunto sodale viterbese, in carcere dal 22 maggio 2024. L’accusa, che come detto non ha fatto ricorso, aveva chiesto sei anni e quattro mesi di reclusione per il 33enne, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, unico italiano tra gli arrestati nel blitz multiforze scattato contemporaneamente a Bagnaia e in altri centri della Tuscia.

Processo bis invece per il 30enne turco Caglar Senci, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, condannato a cinque anni e otto mesi in primo grado. Davanti alla corte d’assise d’appello il prossimo mese di giugno anche due presunti fedelissimi del boss, Gultepe Tolga e Bayram Demir, quest’ultimo di 34 anni, residente a Nepi, anche loro arrestati nel blitz dell’anno scorso. Tutti e due pezzi grossi dell’organizzazione, Tolga che sarebbe stato il responsabile del settore traffico di stupefacenti a 6 anni e otto mesi e Demir a 6 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato nel processo di primo grado di Milano.


Mafia turca - Il boss Baris Boyun e Bayram Demir

Mafia turca – Il boss Baris Boyun e Bayram Demir


Di Demir “il nepesino” circola una foto in cui è ritratto con Boyun. Il 34enne, che si trova sulla sedia a rotelle per un incidente -sparatoria, avrebbe considerato in parte responsabile il boss, nonostante continuasse a lavorare per lui. “Soggetto di sicuro spicco nel gruppo criminale – si legge di lui nell’ordinanza del 2024– viene addirittura additato come possibile capo di una fazione avversa a Boyun e con incarichi di rilievo nel gruppo criminale, del quale evidentemente condivide gli obiettivi terroristici”.

Demir sarebbe stato tra gli “addetti” al trasferimento e alla sostituzione in Italia di ingenti quantitativi di denaro derivante dalle attività illecite, in particolare dal traffico di droga, estorsioni e armi. 

A proposito di armi, il 28 marzo 2024 è stato arrestato sulla A24 all’Aquila con l’accusa di traffico di armi da guerra, in seguito al ritrovamento all’interno del Mercedes Pickup con targa svizzera a bordo della quale viaggiava con altri due connazionali, occultate nel retro del vano portaoggetti, dietro una staffa saldata artigianalmente di guisa da realizzare un doppio fondo, ovvero due pistole semiautomatiche complete di caricatori, per un totale di 27 cartucce calibro 9×19 Luger. 


Video: Arresto di Baris Boyun – video della polizia – L’operazione antimafia Turca


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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